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Smart working in Lombardia, oltre 700mila lavoratori coinvolti: per la UIL servono nuove regole

In Lombardia oltre 700mila lavoratori in smart working secondo UIL. Il sindacato chiede regole, tutele e contrattazione per il lavoro agile.

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A sei anni dallo shock della pandemia, lo smart working non rappresenta più una soluzione emergenziale ma una componente stabile dell’organizzazione del lavoro. In Lombardia i lavoratori coinvolti nel lavoro agile sarebbero oltre 700mila, secondo una stima elaborata dalla UIL Milano Lombardia sui dati del 2024 relativi ai lavoratori dipendenti e sui parametri dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano.

Il dato complessivo stimato è di 703.784 lavoratori, distribuiti tra pubblica amministrazione, piccole e medie imprese e grandi aziende. Numeri che confermano come il lavoro da remoto sia ormai radicato nel sistema produttivo regionale.

Milano concentra un terzo dei lavoratori da remoto

L’analisi evidenzia una forte concentrazione del fenomeno nell’area metropolitana di Milano. Qui si stimano oltre 234mila lavoratori in smart working, pari a circa un terzo del totale regionale. La diffusione è particolarmente significativa nei settori caratterizzati da un’elevata organizzazione aziendale e da professioni ad alta specializzazione, dove l’adozione di strumenti digitali e modelli di lavoro flessibili è ormai consolidata.

La distribuzione tra pubblico, PMI e grandi aziende

Entrando nel dettaglio, la stima della UIL indica oltre 109mila lavoratori nella Pubblica amministrazione, circa 211mila nelle microimprese e nelle PMI e quasi 383mila nelle grandi imprese. Proprio questa distribuzione evidenzia, secondo il sindacato, una criticità strutturale: il lavoro agile è molto più diffuso nelle aziende di grandi dimensioni rispetto alle realtà più piccole, dove spesso mancano strumenti organizzativi e investimenti digitali adeguati.

UIL: servono regole chiare e nuove tutele

Per la UIL Lombardia è arrivato il momento di affrontare il tema con una visione più strutturata. “Questi numeri dimostrano che lo smart working non è più un fenomeno marginale legato all’emergenza sanitaria, ma una componente stabile del lavoro”, sottolinea Salvatore Monteduro, segretario della UIL Lombardia.

Il nodo, spiega il sindacato, non riguarda solo il numero di lavoratori coinvolti ma le condizioni in cui il lavoro agile viene svolto: diritto alla disconnessione, strumenti tecnologici, organizzazione del lavoro e equilibrio tra produttività e qualità della vita.

Contrattazione e formazione per il futuro del lavoro agile

Per la UIL Lombardia il futuro dello smart working passa da una nuova stagione di contrattazione e da una maggiore qualità delle relazioni industriali. Tra le priorità indicate dal sindacato ci sono il rafforzamento del diritto alla disconnessione, il monitoraggio dei carichi di lavoro e investimenti nella formazione digitale e organizzativa.

Una riflessione riguarda anche la pubblica amministrazione, dove il lavoro agile dovrà essere sviluppato non solo in termini quantitativi ma anche in relazione alla qualità dei servizi offerti ai cittadini e alle condizioni di lavoro dei dipendenti.

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