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Sparò a due clienti ubriachi nella panetteria del padre a Gambara: condannato a 20 anni per omicidio

La Procura chiedeva l'ergastolo, ma la Corte d'Assise ha riconosciuto le attenuanti generiche come prevalenti sui futili motivi e sulla recidiva. Alla famiglia dell'uomo ucciso una provvisionale di 200mila euro a testa; al ferito ne sono stati assegnati 50mila.

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La Corte d'Assise di Milano ha condannato a vent'anni di reclusione Raffaele Mascia, ventidue anni, imputato di omicidio e tentato omicidio. La richiesta della Procura, sostenuta dal pubblico ministero Carlo Enea Parodi, era l'ergastolo. Ma il collegio, composto dalle giudici togate Antonella Bertoja e Sofia Fioretta, ha riconosciuto le attenuanti generiche come prevalenti sia sull'aggravante dei futili motivi sia sulla recidiva. Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni.


Cosa accadde il 15 febbraio 2025


I fatti risalgono a sabato 15 febbraio 2025, nella panetteria di piazzale Gambara gestita dal padre dell'imputato. Il giovane prese una pistola e sparò, uccidendo Ivan Disar, quarantanove anni, e ferendo Pavel Koresko, ventisei anni, entrambi di nazionalità ucraina.


Secondo la ricostruzione degli investigatori della Polizia, confluita nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Luca Milani, il ventiduenne avrebbe agito perché infastidito dalla presenza di due clienti in stato di ebbrezza. L'impostazione accusatoria parla di una reazione ingiustificata e fuori proporzione, anche perché dagli atti e dalle testimonianze non emergeva che i due tenessero comportamenti molesti.


Le presunte minacce


Il punto su cui accusa e difesa si sono divise riguarda quanto avvenne prima degli spari. Mascia ha sostenuto che Disar gli avesse detto che quella sera avrebbe ucciso lui e suo padre, una circostanza che secondo la Procura non ha trovato riscontro nelle indagini. Una testimone, la donna che si trovava in compagnia dei due uomini, ha riferito agli investigatori di non aver mai sentito i suoi amici pronunciare minacce.


La difesa, affidata all'avvocato Daniele Sussman Steinberg, ha impostato la propria linea sullo stato psicologico dell'imputato, sostenendo che il giovane era "andato nel panico e aveva sparato come reazione".


I risarcimenti e la possibilità di appello


Alla moglie e ai due figli della vittima, costituiti parte civile con l'avvocato Marco Negrini, la Corte ha riconosciuto una provvisionale di 200mila euro ciascuno. Al ferito ne sono stati assegnati 50mila. La vicenda processuale potrebbe non essere conclusa. "Si aprirebbe un nuovo capitolo", ha commentato Negrini in riferimento a un eventuale appello della Procura, ipotesi che resta aperta.


Le parole dell'imputato prima del verdetto


Nelle dichiarazioni rese prima della decisione, Mascia ha ricostruito la propria versione di quei momenti. "Mi sono sentito schiacciato dalla paura, ho avuto paura di non farcela, me li sono trovati addosso, ho reagito e perso la testa, mio padre è anziano", ha detto. "Non sono un pazzo né un killer. Mi spiace, prenderò tutto ciò che arriva e non butterò la vita e mi rimetterò in gioco se potrò, sarebbe una cosa bella".



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