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Svolta strategica per la sanità lombarda: nuova alleanza Regione-Università per formare medici e migliorare le cure in Lombardia

Via libera della Giunta al Protocollo con gli atenei lombardi: più integrazione tra didattica, assistenza e ricerca e una rete clinica ancora più diffusa

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La Lombardia rafforza l’asse tra sanità e sistema universitario con un nuovo Protocollo d’intesa che punta a elevare ulteriormente la qualità delle cure, della formazione medica e della ricerca scientifica. La Giunta regionale ha approvato il provvedimento che ridefinisce i rapporti con le Università lombarde sedi di Facoltà di Medicina e Chirurgia, aprendo una fase nuova di collaborazione strutturata e più capillare sul territorio.

Il Protocollo è il risultato di un percorso avviato nel corso del 2025 e culminato nell’accordo raggiunto a gennaio 2026 con tutti i rettori degli atenei coinvolti. Ora il testo passa all’esame della Commissione consiliare competente per il parere previsto dalla normativa, ultimo passaggio prima della firma ufficiale. Un iter che testimonia la volontà di costruire un modello condiviso e stabile tra istituzioni regionali e mondo accademico.

Più poli clinico-assistenziali e territorio protagonista

Uno degli elementi più innovativi riguarda l’ampliamento della rete dei Poli universitari clinico-assistenziali. Accanto alle strutture già coinvolte, entrano nel sistema nuove ASST, rafforzando la presenza della formazione universitaria anche in aree finora meno centrali. Una scelta che punta a ridurre le distanze tra università e territori, rendendo la sanità lombarda ancora più integrata e diffusa.

Didattica, assistenza e ricerca sempre più integrate

Il nuovo Protocollo supera quello del 2022 introducendo una programmazione congiunta tra Regione, Università, IRCCS e aziende sanitarie territoriali. L’obiettivo è coordinare in modo più efficace attività formative, assistenziali e di ricerca, garantendo standard elevati di appropriatezza clinica e qualità delle prestazioni. Viene inoltre ridefinita l’organizzazione della rete, distinguendo tra ospedali principali di insegnamento universitario e ospedali di insegnamento, per chiarire ruoli e funzioni.

Specializzandi al centro del sistema formativo

Grande attenzione è riservata ai medici in formazione specialistica. Il Protocollo valorizza il loro contributo all’interno della rete sanitaria, includendo anche gli specializzandi assunti secondo il cosiddetto “decreto Calabria”. Questi professionisti potranno operare sull’intera rete regionale secondo il modello hub and spoke, favorendo un apprendimento sul campo più completo e coerente con le esigenze del sistema sanitario.

L’intesa conferma l’equiparazione dei diritti e dei doveri del personale universitario convenzionato con il Servizio sanitario regionale, facendo chiarezza sugli aspetti economici e sull’organizzazione delle attività nelle strutture sanitarie. Un passaggio chiave per garantire trasparenza, equità e un funzionamento più efficiente della macchina sanitaria.

Bertolaso: “Qualità delle cure e formazione di eccellenza”

Per l’assessore al Welfare Guido Bertolaso, il nuovo Protocollo rappresenta un passaggio fondamentale per rafforzare in modo strutturale l’integrazione tra università e sanità regionale. L’ampliamento della rete e la migliore programmazione delle attività consentiranno, secondo l’assessore, di offrire cure sempre più appropriate ai cittadini e una formazione di altissimo livello ai futuri professionisti.

Fermi: “Università e sanità, un legame decisivo per il futuro”

Sulla stessa linea l’assessore all’Università, Ricerca e Innovazione Alessandro Fermi, che vede nell’accordo un rafforzamento concreto del rapporto strategico tra atenei lombardi e sistema sanitario. L’estensione dei poli clinico-assistenziali apre nuove opportunità per studenti e giovani medici, favorendo un apprendimento sempre più integrato con l’attività clinica e confermando la Lombardia come uno dei poli più avanzati nella formazione medica e nella ricerca applicata.

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