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Taser alla polizia locale di Milano: la delibera è pronta, Sala dice sì ma la maggioranza si spacca in commissione

La delibera sull’introduzione del taser nella dotazione della polizia locale di Milano è pronta per approdare in consiglio comunale. Martedì 26 maggio, nella seduta della commissione sicurezza dedicata al proseguimento della discussione, la relazione del comandante Gianluca Mirabelli ha certificato l’esito positivo della sperimentazione. Mercoledì 27 il sindaco Giuseppe Sala ha ribadito la propria posizione […]

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La delibera sull’introduzione del taser nella dotazione della polizia locale di Milano è pronta per approdare in consiglio comunale. Martedì 26 maggio, nella seduta della commissione sicurezza dedicata al proseguimento della discussione, la relazione del comandante Gianluca Mirabelli ha certificato l’esito positivo della sperimentazione. Mercoledì 27 il sindaco Giuseppe Sala ha ribadito la propria posizione con una nota ufficiale: “Ho avuto modo di approfondire la questione attraverso un confronto con il comandante Mirabelli e, a suo tempo, con Franco Gabrielli, giungendo alla conclusione che l’adozione di tale strumento possa essere considerata appropriata.”

Il centrodestra esulta e spinge per la calendarizzazione immediata. Il capogruppo della Lega Alessandro Verri ha chiesto di portare la delibera in aula già il 1° giugno, definendola “urgente, urgentissima.” Più articolata la posizione all’interno della maggioranza di centrosinistra, dove le tensioni hanno prodotto uno scontro diretto tra esponenti dello stesso Partito Democratico.

Il caso della stazione Centrale e l’argomento del corpo a corpo

A sostegno dell’introduzione del taser, in commissione è stato richiamato l’episodio recente di un uomo armato di machete alla Stazione Centrale, immobilizzato dalla polizia di Stato proprio grazie al dispositivo. Daniele Vincini del sindacato Sulpm, ex istruttore di tecniche operative della polizia locale, lo ha definito “la prova plastica di cosa serve e come va utilizzato.” Il comandante Mirabelli ha aggiunto che il taser risulta utile per evitare situazioni di corpo a corpo nelle quali gli agenti rischiano di farsi male.

I rischi sanitari: bambini, anziani, donne incinte e persone sotto effetto di sostanze

I dubbi più sostanziali emersi in commissione riguardano il profilo sanitario. La relazione di ATS certifica che diverse categorie di persone sono considerate “ad alto rischio” in caso di utilizzo del taser: bambini, anziani, donne incinte, soggetti con basso indice di massa corporea e persone sotto l’effetto di stupefacenti, alcol o farmaci. Per il consigliere dei Verdi Tommaso Gorini, “i rischi medici non sono preventivabili di fronte a una persona di cui non si conosce il quadro clinico.” Più sfumata la posizione di Enrico Fedrighini, che pur partendo da una posizione contraria ha riconosciuto come i lavori abbiano evidenziato “una regolamentazione molto restrittiva, che pone la tutela da potenziali rischi come elemento cardine.”

Natascia Tosoni del Pd ha sollevato il tema della formazione degli agenti, in particolare di fronte a situazioni non immediatamente evidenti come una gravidanza, o al rischio di lesioni secondarie causate dalla caduta del soggetto colpito dalla scarica. Il comandante Mirabelli ha confermato l’attivazione di presidi di benessere mentale per gli agenti, tra cui un servizio di supporto psicologico tempestivo per eventi traumatici in strada e la presenza di operatori interni formati per intercettare situazioni di disagio tra i colleghi.

Albiani (Pd): “Una persona ogni 400, non è un giocattolo”

Il presidente della commissione sicurezza Michele Albiani, tra i più critici sull’introduzione del dispositivo, ha ricordato che la sperimentazione non ha avuto “un successo straordinario” e non è mai avvenuta di notte, “nonostante sia il momento più problematico”, dato riconosciuto dallo stesso Mirabelli nella sua relazione. Albiani ha anche citato l’indice di mortalità per le scariche elettriche: “Significa una persona ogni 400. È una carica di 50.000 volt, molto breve, ma non è un giocattolo, è un’arma.” Ha inoltre ricordato i costi complessivi: circa 42.500 euro più IVA per sei pistole, batterie di ricambio, fondine e stazioni di ricarica, più 2.700 euro più IVA per l’armadietto di conservazione.

La seduta si è chiusa con un duro scambio tra Albiani e la collega di partito Angelica Vasile, che lo ha accusato di non saper gestire i numeri e di non avere contezza del peso reale dei costi sul bilancio comunale. Con il tempo a disposizione esaurito, Albiani ha fatto spegnere i microfoni. La delibera tornerà in consiglio comunale nei prossimi giorni.

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