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Torna la Milano Food Week dal 15 al 18 ottobre: quattro giorni sul cibo tra percorsi gastronomici ed esperienze sensoriali

La manifestazione, organizzata da SG Company e GoodGuys con il patrocinio del Comune, si rivolge a operatori e pubblico generalista. Al centro il riconoscimento Unesco alla cucina italiana e le trasformazioni dei consumi alimentari.

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La Milano Food Week riapre i battenti da giovedì 15 a domenica 18 ottobre, a sette anni dall'ultima edizione. Uno stop temporale dettato dalla pandemia, dall'inflazione, dalla crisi energetica e da una trasformazione delle abitudini di consumo che hanno inciso sul settore alimentare , e che la manifestazione si propone di raccontare. L'organizzazione è affidata a SG Company e GoodGuys, con il patrocinio del Comune di Milano.


 Accanto ad aziende e operatori del settore, il programma si rivolge anche a cittadini, appassionati e media, con un formato che gli organizzatori definiscono piattaforma di sperimentazione interattiva. La manifestazione nasce dalla collaborazione con enti, imprese, università e centri di ricerca, e prevede un palinsesto ricco di incontri e talk istituzionali, percorsi gastronomici, esperienze musicali e sensoriali distribuite in città. L'impostazione privilegia la dimensione partecipativa rispetto a quella espositiva, con l'intenzione di stimolare il confronto fra chi produce, chi studia e chi consuma.


Cosa è cambiato nel rapporto con il cibo


Il presupposto da cui parte la rassegna riguarda una modifica di percezione. L'alimentazione, sostengono i promotori, viene considerata sempre meno come bene di consumo e sempre più come una leva che incide sul benessere individuale, sulle relazioni, sull'ambiente e sulla qualità della vita. Una lettura che trova riscontro nei dati di mercato degli ultimi anni, con la crescita dei prodotti a valenza salutistica e l'aumento dell'attenzione all'origine delle materie prime.


La cucina italiana patrimonio Unesco dal 2025


Un capitolo del programma riguarda la cucina italiana, iscritta nel 2025 nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell'Unesco, prima cucina nazionale a ottenere quel riconoscimento. Un risultato che i promotori collegano non solo alla qualità degli ingredienti e alle tradizioni, ma all'intreccio fra territorio, biodiversità, innovazione e filiera produttiva.


 


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