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Torre Milano, al via la prima sentenza sulle inchieste urbanistiche: chieste 8 condanne per abuso edilizio e la confisca del grattacielo di via Stresa

Arriva martedì 16 giugno il primo verdetto nell’ambito delle numerose inchieste aperte dalla Procura di Milano sulla gestione urbanistica cittadina, avviate quasi quattro anni fa e sfociate in alcuni casi anche in ipotesi di corruzione. Il processo riguarda il grattacielo Torre Milano di via Stresa, un edificio di 80 metri e 24 piani al centro […]

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Arriva martedì 16 giugno il primo verdetto nell’ambito delle numerose inchieste aperte dalla Procura di Milano sulla gestione urbanistica cittadina, avviate quasi quattro anni fa e sfociate in alcuni casi anche in ipotesi di corruzione. Il processo riguarda il grattacielo Torre Milano di via Stresa, un edificio di 80 metri e 24 piani al centro di contestazioni per abuso edilizio e lottizzazione abusiva.

Le richieste della pm: otto condanne e la confisca della Torre

Lo scorso aprile la pm Marina Petruzzella ha chiesto otto condanne davanti alla giudice della settima sezione penale Paola Braggion. Per Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio – già arrestato nel marzo 2025 nell’ambito di un altro filone sulla corruzione e imputato in diversi procedimenti – sono stati richiesti 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda. Identica richiesta per gli imprenditori e costruttori Stefano e Carlo Rusconi, per Franco Zinna, ex dirigente della Direzione Urbanistica milanese, e per l’architetto e progettista Gianni Maria Beretta.

Per tre ex funzionari dello Sportello unico edilizia le pene richieste sono inferiori: due anni di arresto e 30mila euro di ammenda per Francesco Mario Carrillo e Maria Chiara Femminis, un anno di arresto e 16mila euro di ammenda per Pietro Ghelfi. La pm ha chiesto anche la confisca della Torre, provvedimento che tuttavia potrebbe essere eseguito solo in caso di condanne definitive, confermate cioè dalla Cassazione.

Il nodo urbanistico: la “Scia con atto d’obbligo” al posto del piano attuativo

Al centro dell’inchiesta, condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza, c’è il meccanismo con cui sarebbe stata ottenuta l’autorizzazione a costruire il grattacielo. Secondo i pm, per realizzare la Torre fu utilizzata una “Scia con atto d’obbligo”, ossia un’autocertificazione, in luogo di un piano attuativo con convenzione urbanistica, strumento che avrebbe invece imposto la valutazione dei servizi da garantire nell’area. Una nuova costruzione sarebbe stata, secondo l’accusa, presentata come una ristrutturazione.

L’udienza del 16 giugno prevede l’ultima controreplica di un difensore, seguita dalla camera di consiglio e dalla lettura del dispositivo. Si tratterà del primo verdetto in una stagione giudiziaria che ha investito in profondità la gestione urbanistica milanese degli ultimi anni.

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