Treni e bus più cari in Lombardia: biglietti Trenord verso il +3,9%
Nuovi rincari in arrivo per chi si sposta in Lombardia. La Regione ha approvato l’adeguamento delle tariffe del trasporto pubblico: i titoli di viaggio ferroviari salgono di quasi il 4 per cento, mentre il trasporto pubblico locale cresce di poco meno del 2 per cento. Ma a far discutere, più ancora delle percentuali, è il […]
Nuovi rincari in arrivo per chi si sposta in Lombardia. La Regione ha approvato l’adeguamento delle tariffe del trasporto pubblico: i titoli di viaggio ferroviari salgono di quasi il 4 per cento, mentre il trasporto pubblico locale cresce di poco meno del 2 per cento. Ma a far discutere, più ancora delle percentuali, è il meccanismo con cui viene misurata la “soddisfazione” dei viaggiatori.
La delibera e il peso dell’inflazione
Il provvedimento porta la data del 13 luglio e, come ogni anno, recepisce le tabelle Istat. I dati, riferiti al mese di aprile, fotografano su base annua una variazione dell’indice del costo della vita pari al 2,6 per cento, che sale però al 3,9 per cento se si guarda al solo comparto dei trasporti. È su questa base che si innestano gli aumenti approvati dalla giunta regionale.
Il ruolo della “customer satisfaction”
Il passaggio più controverso riguarda l’indice di soddisfazione del cliente. Calcolato su un obiettivo di puntualità fissato all’83 per cento, questo parametro consente di mantenere l’adeguamento al livello Istat anziché ridurlo. Il risultato è che l’aumento per i servizi di Trenord si attesta al 3,889 per cento, sostanzialmente allineato all’indice Istat sul trasporto. Diverso il caso del trasporto pubblico locale, per il quale l’adeguamento si ferma a un più contenuto 1,857 per cento.
Le critiche dell’opposizione
Sul provvedimento è netta la posizione di Simone Negri, consigliere del Pd e capodelegazione in commissione trasporti. “Alla destra non importa né del trasporto pubblico né delle tasche dei pendolari. In questa legislatura hanno già aumentato le tariffe di circa il 10%, e con questa operazione scaricano sull’utenza i maggiori costi dovuti all’inflazione del comparto trasporti”, afferma. Un rilievo che pesa se confrontato con il dato dell’anno precedente, quando l’incremento si era limitato allo 0,5 per cento.
Il nodo della puntualità
L’affondo si estende anche al criterio con cui viene valutata la soddisfazione degli utenti. “È inaccettabile fissare per i treni l’obbligo di puntualità all’83% quando la media nazionale, per il trasporto regionale, è del 92%”, osserva Negri. Una soglia giudicata troppo bassa, che di fatto renderebbe più agevole il raggiungimento dell’obiettivo e, di conseguenza, il mantenimento dell’aumento tariffario al livello massimo consentito dall’inflazione.