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Truffe del finto carabiniere a Milano, senzatetto reclutati a Napoli per colpire gli anziani

Due episodi analoghi in venti giorni: l'ultimo sventato a Rozzano da un padre insospettito dal finto tesserino

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Due truffe agli anziani con la messinscena del finto carabiniere, entrambe organizzate reclutando persone senza fissa dimora a Napoli e inviandole a colpire famiglie milanesi. E' quanto emerso dalla sezione Direttissime del Tribunale di Milano, dove nel giro di una ventina di giorni sono transitati due casi pressoché identici nel meccanismo criminale utilizzato.


Nell'episodio più recente, un ventiquattrenne senza fissa dimora è stato avvicinato da un'organizzazione criminale mentre chiedeva l'elemosina nella metropolitana di Napoli. I responsabili gli hanno consegnato 1.400 euro in contanti e le indicazioni sulla famiglia da colpire a Milano: un uomo anziano con una figlia disabile, residente a Rozzano, nell'hinterland del capoluogo lombardo.


Il viaggio verso Milano e i primi sospetti della Polfer


Il giovane è partito in treno da Napoli all'alba e, una volta giunto alla stazione di Milano Centrale, è stato notato come soggetto sospetto dagli agenti della polizia ferroviaria, che da quel momento ne hanno seguito i movimenti. Da lì ha preso un taxi fino a un'abitazione di viale Lazio, a Rozzano, dove risiedeva la famiglia individuata dagli organizzatori della truffa.


La messinscena del finto militare e del perito assicurativo


Presentatosi alla porta come appartenente all'Arma dei Carabinieri, il ventiquattrenne ha mostrato un tesserino ricevuto sul telefono da complici rimasti anonimi, mantenendo con loro un collegamento in vivavoce che simulava la presenza di colleghi militari. Gli stessi complici, in possesso del reale numero di targa dell'auto di famiglia, hanno telefonato alle vittime sostenendo che il veicolo fosse stato utilizzato per una rapina di gioielli e denaro, annunciando l'imminente arrivo di un perito assicurativo incaricato di verificare che gli oggetti di valore presenti in casa non fossero provento di furto. Alle vittime è stato quindi chiesto di radunare tutti i beni preziosi su un tavolo, in attesa del sedicente perito, per un bottino che avrebbe potuto sfiorare i 20mila euro tra gioielli e contanti.

Il colpo è fallito perché il padre della famiglia si è insospettito notando che il tesserino dei carabinieri mostrato dal giovane era privo di fotografia. Nel frattempo gli agenti della Polfer, che avevano tenuto sotto osservazione l'uomo fin dal suo arrivo in stazione, sono intervenuti bloccandolo e arrestandolo.


Registrazioni telefoniche consegnate alla Procura per risalire all'organizzazione criminale


Nel corso dell'udienza, l'arrestato, con precedenti per reati predatori, ha raccontato di aver già partecipato a un raggiro simile a La Spezia e ha descritto il proprio ruolo all'interno del meccanismo criminale: "Mi mandano l'indirizzo sul cellulare". Ha inoltre riferito agli inquirenti le proprie condizioni di vita, spiegando di essere disoccupato e senza fissa dimora, con una compagna e una figlia affidata alla madre di lui.


Il giovane ha messo a disposizione di investigatori e Procura le registrazioni delle telefonate ricevute dai complici, elementi che potrebbero contribuire a ricostruire il "contesto organizzato" alla base delle truffe. Secondo quanto dichiarato in aula dal pubblico ministero, la stessa organizzazione gli avrebbe fornito anche le "somme sufficienti a muoversi sul territorio".


Custodia cautelare disposta per il rischio di reiterazione


Il giudice delle Direttissime ha disposto la custodia cautelare in carcere, ravvisando gravi indizi di colpevolezza e un concreto rischio di reiterazione del reato, fondato sui precedenti penali e di polizia dell'indagato, l'ultimo risalente al giugno 2026, oltre che sulle sue condizioni di vita, poiché, si legge nel provvedimento, "non lavora e non ha dimostrato di essere interessato a cercare lavoro". Il processo è stato fissato per il 6 ottobre. Per il giudice, il ventiquattrenne rappresenta il "terminale operativo" di un'organizzazione criminale più ampia e strutturata.


A descrivere le modalità di reclutamento utilizzate dall'organizzazione è stata l'avvocata d'ufficio Alessia Pontenani, che ha sottolineato come i responsabili scelgano le proprie "manovalanze" tra "disgraziati trovati per strada", persone in condizioni di estrema fragilità economica e sociale, sfruttate come esecutori materiali delle truffe agli anziani.


Un secondo episodio identico nel giro di poche settimane


Quello di Rozzano non è un caso isolato: si tratta del secondo episodio analogo registrato in poche settimane con le stesse dinamiche. Una vicenda simile, portata invece a termine dai truffatori prima dell'intervento delle forze dell'ordine, è finita nelle mani di un altro difensore d'ufficio, l'avvocato Gianluigi Comunello, a conferma di un fenomeno che sembra ripetersi con lo stesso schema criminale sul territorio milanese.


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