Turismo in Lombardia, occupazione al record storico: 262mila addetti, ma il salario medio si ferma a 16mila euro
Il comparto turistico della Lombardia si è lasciato alle spalle la voragine aperta dalla pandemia e tocca il massimo storico in termini di addetti. Il quadro che emerge dal rapporto di UIL Lombardia “Il turismo cresce. Il lavoro deve valere di più” è però a doppia faccia: alla ripresa dei volumi occupazionali non corrisponde un […]
Il comparto turistico della Lombardia si è lasciato alle spalle la voragine aperta dalla pandemia e tocca il massimo storico in termini di addetti. Il quadro che emerge dal rapporto di UIL Lombardia “Il turismo cresce. Il lavoro deve valere di più” è però a doppia faccia: alla ripresa dei volumi occupazionali non corrisponde un analogo avanzamento sul fronte delle retribuzioni, della continuità contrattuale e della qualità delle mansioni.
La parabola del quinquennio
I numeri raccontano una traiettoria netta. Nel 2019 il settore impiegava mediamente 234.795 dipendenti. L’anno successivo la contrazione porta il dato a 171.606. Il recupero culmina nel 2024, quando la media si attesta su 262.506 addetti: un incremento dell’11,8 per cento rispetto ai livelli pre-Covid e del 4,9 per cento sull’anno precedente. La regione consolida così la propria posizione di primo bacino turistico nazionale, con una quota del 17,5 per cento sul totale italiano.
Part-time e “lavoro povero”: quasi un addetto su due a orario ridotto
Sotto la superficie dei dati aggregati si annidano fragilità strutturali. Il lavoro a tempo parziale interessa il 48,6 per cento della platea, ossia 127.608 persone. Non basta il tempo indeterminato, che pure copre il 66,7 per cento dei rapporti, a garantire una condizione economica solida: monte ore compresso e turnistica discontinua producono quel fenomeno che il rapporto identifica come “lavoro povero”.
Le retribuzioni
La retribuzione lorda annua imponibile media si ferma a 16.026 euro. Restringendo il campo ai soli rapporti a tempo pieno il valore sale a 19.925 euro, ma arretra a 18.440 euro nei pubblici esercizi, che da soli assorbono l’83,5 per cento del comparto.
Chi lavora nel turismo
Il profilo della forza lavoro è marcato: componente femminile maggioritaria (52,8 per cento), forte incidenza giovanile (il 58,7 per cento non ha ancora compiuto quarant’anni) e presenza straniera significativa (32,3 per cento). L’81 per cento è inquadrato in qualifiche operaie, con orizzonti di avanzamento professionale ridotti.
Geografia dell’occupazione: Milano assorbe quasi la metà
La distribuzione territoriale è fortemente concentrata: il 70,4 per cento degli addetti si colloca in tre sole province. Milano guida con 121.605 dipendenti (46,3 per cento del totale regionale), seguita da Brescia con 33.564 e da Bergamo con 29.700.
Il nodo dei contratti “pirata”
Dei 249.097 dipendenti censiti dal CNEL, il 98 per cento rientra nell’ambito dei sei contratti collettivi nazionali confederali. La coesistenza di intese alternative, i cosiddetti contratti “pirata”, genera tuttavia scarti retributivi rilevanti: a parità di profilo, i CCNL confederali assicurano tra i 3.278 e i 6.220 euro lordi annui in più, con uno scostamento che può raggiungere il 40,4 per cento. Per un cameriere il differenziale si traduce in circa 4.717 euro l’anno.
Monteduro: “Finanziamenti pubblici solo a chi applica i CCNL rappresentativi”
“La sfida ora non è solo creare occupazione, ma fare in modo che il lavoro sia stabile, dignitoso e adeguatamente retribuito”, osserva il segretario confederale di UIL Lombardia Salvatore Monteduro, che indica le linee di intervento sottoposte alla Regione. “Stiamo portando avanti una serie di proposte a Regione Lombardia partendo dal vincolare i finanziamenti pubblici, i bandi e gli incentivi solo alle imprese che applicano i CCNL maggiormente rappresentativi e rispettano la sicurezza e i riposi. Vanno poi consolidate le ore dei contratti part-time e programmati i turni con maggiore anticipo, arrivando a valorizzare il lavoro festivo e notturno e legare la formazione a effettivi passaggi di livello”. La conclusione del sindacalista sposta il baricentro dalla quantità alla qualità: “Il turismo lombardo ha le condizioni per redistribuire il valore prodotto. Il vero salto di qualità ci sarà quando la crescita del settore diventerà crescita del salario e della dignità del lavoro”.