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Un panificio contro l'emigrazione giovanile: i Cappuccini di Milano raccolgono fondi per l'isola di Fogo a Capo Verde

La campagna del Centro missionario di via Piave accompagna la Giornata missionaria mondiale del 18 ottobre. Fra Giovanni Cropelli: "Non limitarci a dare qualcosa, ma costruire una promessa di futuro"

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C'è un'isola dell'Atlantico al centro della campagna di solidarietà che il Centro missionario dei Frati Minori Cappuccini di Milano lancia per l'ottobre 2026. La destinazione dei fondi è la costruzione di un panificio sull'isola di Fogo, nell'arcipelago di Capo Verde, dove i Cappuccini di quella che era la Provincia piemontese operano dal 1947 tra promozione umana, assistenza sanitaria ed educazione. L'iniziativa si inserisce nel calendario che porta alla Giornata missionaria mondiale, in programma domenica 18 ottobre, appuntamento attorno al quale la Chiesa cattolica concentra ogni anno la raccolta benefica del mese.


Attività di assistenza con baricentro a Milano


Il contesto organizzativo è cambiato proprio quest'anno. Dal 2026 i Cappuccini di Lombardia, Piemonte e Liguria hanno unito i rispettivi territori nell'unica Provincia di San Francesco, con Milano individuata come sede di coordinamento. Alla guida del Centro missionario è stato chiamato Fra Giovanni Cropelli, che ha alle spalle un'esperienza da missionario in Thailandia.


A Capo Verde i religiosi sono oggi una quarantina, tre italiani e gli altri capoverdiani. Su Fogo, in particolare, sono quattro, e costituiscono un riferimento stabile per famiglie e singoli. La loro presenza, spiegano dal Centro, non si esaurisce nella dimensione liturgica ma si traduce nell'assistenza quotidiana ai più fragili e nell'avvio di attività capaci di generare occasioni per la comunità.


Perché proprio un panificio


 I missionari milanesi hanno già realizzato un'esperienza analoga in Etiopia e stanno lavorando a un progetto simile in Camerun. Sull'isola, impoverita nel tempo dalle eruzioni del vulcano, la mancanza di lavoro spinge molti ragazzi a cercare un'occupazione lontano da casa. Un forno significa un prodotto quotidiano sul mercato locale, ma anche posti di lavoro e percorsi di formazione per chi oggi non ne trova.


"Fare il pane è un gesto semplice, concreto e universalmente umano; il pane è nutrimento, ma di per sé è anche condivisione, sussistenza, dignità", affermano i frati. "È qualcosa che nasce dalla terra, dalla fatica delle mani e dalla collaborazione di molte persone, per diventare alimento da mettere sulla tavola di tutti". E ancora: "Insieme, facciamo del pane un segno di speranza, del lavoro una strada di dignità e della solidarietà un gesto concreto di amore per il prossimo. In questo Ottobre Missionario siamo chiamati, dunque, a non limitarci a dare qualcosa, ma a costruire insieme una promessa vera di futuro per nostri fratelli e sorelle lontani, ma vicini in Cristo", aggiunge Fra Cropelli.


Dove sorgerà la struttura


L'area individuata si trova nella comunità di San Lorenzo, accanto al convento dei Cappuccini. Nelle vicinanze esiste già un edificio predisposto per ospitare la produzione, circostanza che riduce tempi e costi dell'intervento. Il progetto viene presentato come qualcosa di più di un'attività commerciale: un luogo dove si lavora, ci si forma e ci si incontra, costruito attraverso la collaborazione tra i frati, la popolazione locale e i donatori.


Fogo, l'isola che ricomincia dopo ogni eruzione


Appartenente al gruppo delle Sotavento, Fogo sorge a circa cinquecento chilometri dalla costa occidentale dell'Africa, all'altezza del Senegal. Scoperta nel 1460, fu tra le prime dell'arcipelago a essere colonizzata, e la sua economia si è retta a lungo sul cotone, sulla vite e sulla roccella, un lichene impiegato anticamente per tingere i tessuti. A darle il nome è il Pico do Fogo, vulcano tuttora attivo che con i suoi 2.829 metri è la cima più alta dell'arcipelago. Le sue eruzioni hanno più volte ridisegnato il territorio: l'ultima, nel 2015, ha distrutto numerose abitazioni e costretto gli abitanti all'evacuazione, arrivando a inghiottire parte della cantina vinicola dell'isola. Di quell'edificio è rimasto in piedi soltanto il portico, diventato negli anni l'immagine della capacità dei capoverdiani di ricostruire. È da quel paesaggio che prende forma l'idea del forno accanto al convento.


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