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Urbanistica a Milano, la Procura ribalta la narrativa: le indagini fanno crescere le entrate del Comune, non le riducono

Dagli oneri di urbanizzazione alle monetizzazioni aggiornate dopo trent’anni: tre sentenze del TAR certificano aumenti fino a venti volte rispetto ai valori precedenti

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Altro che danno alle casse pubbliche. Secondo la Procura di Milano, le inchieste sull’urbanistica avrebbero prodotto un effetto opposto rispetto alle accuse circolate negli ultimi mesi: un aumento significativo delle entrate comunali. È quanto emerge dagli atti firmati dalla pm Marina Petruzzella nell’ambito dell’indagine che ha portato al sequestro di un cantiere per un hotel mai avviato in via Zecca Vecchia, nel centro storico. Nel documento si legge che, “al contrario di quanto da alcune parti affermato”, le indagini “non hanno causato danno alle finanze comunali ma stanno facendo crescere, e molto, le entrate”. Il meccanismo alla base di questo effetto controintuitivo riguarda la revisione dei valori legati agli oneri di urbanizzazione e alle cosiddette monetizzazioni, ovvero i contributi economici versati dai privati in alternativa alla realizzazione diretta di servizi pubblici.

Il caso via Zecca Vecchia e le aree B2: aste, BNP Paribas e valori sottostimati

Il procedimento specifico riguarda un’area classificata come “B2” dal Piano di Governo del Territorio di Milano, tipologia di zona spesso coinvolta nelle operazioni di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, in diversi casi messe a gara con il coinvolgimento di BNP Paribas. È in questo contesto che la Procura ha ricostruito un meccanismo sistematico di sottostima dei valori, oggi corretto attraverso nuove determinazioni economiche che stanno ridisegnando i rapporti finanziari tra Comune e operatori privati del settore edilizio.

Le tre sentenze del TAR Lombardia: gli aumenti che certificano la svolta

A rafforzare la tesi degli inquirenti sono tre recenti sentenze del TAR Lombardia, pubblicate a marzo, relative a interventi edilizi in via Trentacoste, via Fusaro e piazzale Libia. In tutti e tre i casi il Comune ha richiesto importi sensibilmente superiori rispetto al passato: 1,6 milioni di euro al posto di 87.000, 750.000 euro invece di 318.000, 345.000 euro contro i precedenti 74.000. Aumenti che in alcuni casi superano di venti volte i valori precedentemente applicati e che derivano dall’aggiornamento delle tabelle per le monetizzazioni degli standard urbanistici, rimaste ferme addirittura al 1997 e riviste solo alla fine del 2024, anche in seguito alle indagini penali.

“La panacea è finita per gli operatori”: il TAR dà ragione alla Procura

Il quadro che emerge è quello di un sistema che per decenni ha consentito agli operatori immobiliari margini di manovra molto ampi, favoriti da tabelle di riferimento obsolete e da interpretazioni gestionali che i giudici amministrativi hanno ora dichiarato non conformi ai principi consolidati dalla giurisprudenza costituzionale e dalle decisioni di tribunali amministrativi, civili e penali. “La panacea sembra finita per gli operatori immobiliari”, scrivono i pm, registrando come il TAR abbia sostanzialmente riconosciuto la fondatezza delle contestazioni mosse dalla Procura. Per chi costruisce a Milano, il risultato è un conto significativamente più salato. Per le casse di Palazzo Marino, almeno nell’immediato, un effetto tutt’altro che negativo.

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