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Urbanistica a Milano, la replica dei gip: “Giudici indipendenti, accuse strumentali e politiche”

I giudici per le indagini preliminari rispondono alle polemiche: “Nessun allineamento con la Procura, campagna diffamatoria”.

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I giudici per le indagini preliminari di Milano rompono il silenzio e replicano in modo compatto alle accuse circolate su alcune testate nazionali in merito alle inchieste urbanistiche. In una nota firmata dall’intero ufficio, i magistrati respingono l’idea di una magistratura “accomodante” o allineata alle posizioni della Procura, parlando apertamente di una campagna denigratoria con finalità politiche.

Al centro della presa di posizione c’è il richiamo a un principio costituzionale: il giudice naturale precostituito per legge. I gip chiariscono che l’assegnazione dei procedimenti avviene tramite un sistema automatico informatizzato, che esclude qualsiasi possibilità di interferenza esterna o interna. Una volta assegnato un fascicolo, spiegano, tutte le decisioni restano in capo allo stesso magistrato, proprio per evitare spostamenti discrezionali.

Accuse respinte: “Immagine calunniatoria”

I magistrati contestano con fermezza la narrazione che descrive l’ufficio diviso tra giudici indipendenti e giudici compiacenti. Una rappresentazione definita “calunniatoria” e costruita, secondo la nota, per strumentalizzare politicamente una delle funzioni più delicate della giurisdizione. La prova dell’indipendenza, sottolineano, è rintracciabile nei provvedimenti quotidiani, fondati esclusivamente su valutazioni giuridiche e sull’equidistanza dalle parti.

Inchieste urbanistiche, nessuna regia unica

Entrando nel merito dei procedimenti sull’urbanistica milanese, i gip precisano che i fascicoli sono stati affidati a magistrati diversi, non individuabili in anticipo, ciascuno dei quali ha operato in totale autonomia. Un passaggio che intende smentire qualsiasi ipotesi di un orientamento comune o di una linea imposta dall’alto.

La nota affronta anche le critiche rivolte alla presidente della sezione, giudicate “gravemente diffamatorie”. I magistrati spiegano che le riunioni periodiche tra giudici sono previste dall’ordinamento e hanno unicamente lo scopo di approfondire materie complesse, come la gestione dei beni sequestrati o i procedimenti del Codice rosso. Nessuna di queste occasioni, precisano, è mai servita a indirizzare o uniformare le decisioni.

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