Vino italiano, a Milano il summit “Envisioning2035”: focus su export, competitività e nuovi modelli d’impresa
Al Belvedere di Palazzo Lombardia imprenditori, manager ed esperti del settore vitivinicolo a confronto sulle trasformazioni della filiera fino al 2035
Si è tenuto al Belvedere di Palazzo Lombardia, a Milano, il summit “Envisioning2035 – Wine (R)evolution”, dedicato alle principali trasformazioni che interessano il settore vitivinicolo italiano. L’iniziativa ha riunito imprenditori, manager, analisti ed esperti della filiera per affrontare i temi più urgenti del comparto: l’evoluzione dei mercati internazionali, la pressione sui margini, i cambiamenti nei consumi, la sostenibilità economica delle imprese e la capacità del settore di rafforzare la propria struttura organizzativa e commerciale.
I relatori: dal presidente di Assoenologi al ceo di Winelivery
Il format dell’evento ha privilegiato il confronto diretto tra competenze diverse. Tra i relatori figurano Edoardo Freddi di FreedL Group, Pierluigi Catello di Michael Page, Luca Castagnetti di Studio Impresa, Riccardo Cotarella presidente di Assoenologi, Lavinia Furlani presidente di Wine Meridian, Federico Giotto di GiottoConsulting, Stevie Kim di Vinitaly, Francesco Magro ceo di Winelivery, Alessandro Mutinelli di Italian Wine Brands, Ettore Nicoletto wine industry expert e Denis Pantini di Nomisma Wine Monitor.
Beduschi: “La qualità da sola non basta più a garantire competitività”
L’assessore regionale all’Agricoltura Alessandro Beduschi ha inquadrato il tema con una riflessione che va oltre la retorica della qualità: “Il settore vitivinicolo è un pilastro del nostro agroalimentare e un asset strategico del Made in Italy sui mercati internazionali. La qualità resta un elemento imprescindibile, ma oggi non basta più da sola. Servono imprese strutturate, capacità manageriale, visione sui mercati e strumenti adeguati ad affrontare un contesto globale sempre più complesso.”
La sfida del 2035: identità territoriale e capacità manageriale
Il messaggio centrale del summit è che qualità, identità territoriale e tradizione devono necessariamente accompagnarsi a competenze manageriali e alla capacità di interpretare i nuovi orientamenti del consumo. In una fase in cui i mercati internazionali diventano sempre più competitivi, le imprese vitivinicole italiane sono chiamate a rafforzare la propria struttura per presidiare posizioni conquistate nel tempo senza darlo per scontato.