Violenza sessuale, svolta della Cassazione: la reazione tardiva della vittima non esclude l’abuso
Milano5 – La Corte di Cassazione ha stabilito un principio giuridico fondamentale: la tempistica con cui una vittima reagisce a un’aggressione sessuale non è elemento determinante per escludere il reato. La decisione riguarda il caso di un ex sindacalista, precedentemente assolto, ma ora rinviato a un nuovo giudizio d’appello. Processo d’appello bis per un ex […]
Milano5 – La Corte di Cassazione ha stabilito un principio giuridico fondamentale: la tempistica con cui una vittima reagisce a un’aggressione sessuale non è elemento determinante per escludere il reato. La decisione riguarda il caso di un ex sindacalista, precedentemente assolto, ma ora rinviato a un nuovo giudizio d’appello.
Processo d’appello bis per un ex sindacalista accusato di abusi
Il provvedimento arriva dopo il ricorso presentato dal sostituto procuratore generale di Milano, Angela Renna, contro una sentenza che aveva assolto l’imputato con la motivazione che la vittima avrebbe avuto “30 secondi per opporsi”. Secondo i giudici milanesi di primo grado, quel lasso di tempo sarebbe stato sufficiente per respingere l’aggressione. La Cassazione ha ora disposto un nuovo processo di secondo grado, dichiarando irrilevante il ritardo nella reazione della donna.
Cassazione: “La sorpresa può annullare la capacità di opporsi”
Nelle motivazioni rese pubbliche, la Corte suprema sottolinea che l’effetto sorpresa può bloccare la vittima al punto da impedirle una reazione immediata. Secondo la giurisprudenza, la violenza sessuale può configurarsi anche in presenza di una momentanea incapacità di opporsi, purché sussista una manifesta assenza di consenso. La sentenza della Cassazione ribadisce che la volontà contraria della vittima può essere neutralizzata dalla situazione di choc e vulnerabilità, rendendo superflua ogni opposizione esplicita o immediata.
Il commento della vittima: “Giustizia lenta, ma giusta”
La hostess coinvolta nel caso, Barbara D’Astolto, aveva espresso soddisfazione già lo scorso febbraio alla notizia del nuovo processo: “La giustizia ha richiesto tempo, ma il risultato ha dato senso alla mia attesa”, aveva dichiarato pubblicamente. Di diverso avviso l’avvocato dell’imputato, Ivano Chiesa, che aveva criticato la sentenza come un precedente “preoccupante”, affermando con tono ironico che “per approcciare una donna ora servirà un notaio”.