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Violenze al carcere Beccaria, l’inchiesta si allarga: indagati anche due cappellani storici

L’inchiesta sulle presunte violenze e torture nel carcere minorile Beccaria di Milano si allarga e coinvolge due figure simboliche dell’istituto: don Gino Rigoldi e don Claudio Burgio, entrambi per decenni cappellani del penitenziario.Secondo quanto emerso dalle indagini della Procura di Milano, i due sacerdoti sarebbero indagati per omessa denuncia, poiché – secondo la Squadra Mobile […]

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L’inchiesta sulle presunte violenze e torture nel carcere minorile Beccaria di Milano si allarga e coinvolge due figure simboliche dell’istituto: don Gino Rigoldi e don Claudio Burgio, entrambi per decenni cappellani del penitenziario.
Secondo quanto emerso dalle indagini della Procura di Milano, i due sacerdoti sarebbero indagati per omessa denuncia, poiché – secondo la Squadra Mobile – avrebbero avuto conoscenza dei maltrattamenti senza averli segnalati alle autorità.

L’ipotesi di reato e i nuovi sviluppi

Nel fascicolo, coordinato dalle pm Rosaria Stagnaro e Cecilia Vassena, compaiono 51 indagati in totale, tra cui le ex direttrici Cosima Buccoliero e Maria Vittoria Menenti.
Le accuse, a vario titolo, sono tortura, maltrattamenti aggravati, lesioni, falso e violenza sessuale. Gli inquirenti contestano a diversi agenti e funzionari di aver partecipato o coperto una serie di pestaggi e umiliazioni ai danni dei ragazzi detenuti.

Il maxi incidente probatorio del 30 ottobre

Il 30 ottobre si terrà il maxi incidente probatorio richiesto dalla Procura, durante il quale saranno calendarizzate le udienze per ascoltare le 33 presunte vittime. L’obiettivo è quello di cristallizzare le testimonianze, così da poterle utilizzare in un eventuale processo penale, preservandone la validità giudiziaria.

Pestaggi, referti falsi e silenzi

Dagli atti d’indagine emergono episodi inquietanti: tra questi, il caso di un giovane che – dopo un tentato suicidio nel 2021 – sarebbe stato colpito con schiaffi e calci e poi rinchiuso in isolamento. Tre operatori sanitari risultano indagati per aver redatto referti falsi o concordati con gli agenti, con lo scopo di occultare le lesioni. In alcuni casi, gli stessi medici avrebbero assistito alle violenze senza intervenire.

L’origine dell’inchiesta e gli arresti

L’inchiesta era esplosa nell’aprile 2024 con l’arresto di 13 agenti di polizia penitenziaria e la sospensione di altri otto.
Le indagini, nate dalle denunce di psicologhe, madri di ex detenuti e ragazzi usciti dal carcere, hanno portato alla scoperta di violenze sistematiche compiute in uffici e celle “di isolamento”, senza telecamere. Le prove raccolte includono intercettazioni, testimonianze e immagini di videosorveglianza.

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