Welfare a Milano, la CISL attacca: “Comune sordo ai sindacati sul nuovo Piano di sviluppo”
La CISL critica il Comune di Milano per l’esclusione dal confronto sul nuovo Piano di sviluppo del welfare, chiedendo un dialogo reale sulle politiche sociali.
La presentazione ufficiale del nuovo Piano di sviluppo del welfare del Comune di Milano ha acceso le tensioni con il mondo sindacale. La CISL denuncia infatti la totale assenza di consultazione, nonostante il documento sia stato discusso con le realtà del Terzo Settore prima dell’approvazione.
“Sindacati ignorati”: la denuncia della CISL
A sollevare il caso è Giovanni Abimelech, segretario della CISL di Milano, che parla di “sorpresa e preoccupazione” di fronte alla scelta di Palazzo Marino di non coinvolgere le principali sigle sindacali.
Secondo la CISL, l’esclusione risulta incomprensibile perché Cgil, Cisl e Uil rappresentano una parte fondamentale della popolazione attiva e pensionata del territorio, avendo un ruolo costante nella negoziazione sociale con molti Comuni dell’area metropolitana.
I numeri che raccontano un presidio sociale sul territorio
La sola CISL Milano Metropoli conta oltre 185 mila iscritti, di cui 54 mila pensionati. La Fnp Cisl, la federazione dei pensionati, gestisce 101 sedi locali e 15 Punti Salute, sportelli consultati ogni giorno soprattutto da anziani e persone fragili per informazioni su sanità, assistenza e diritti. Per il sindacato, questi numeri dimostrano un legame quotidiano con la cittadinanza e una conoscenza concreta dei bisogni reali, elementi che avrebbero potuto arricchire la progettazione del nuovo Piano sociale.
Tra i temi che la CISL avrebbe voluto affrontare c’è quello della non autosufficienza, questione destinata a diventare sempre più urgente in una città dove l’età media continua ad aumentare. Il sindacato sottolinea come Milano necessiti di interventi strutturali e strategie di lungo periodo per rispondere ai bisogni di una popolazione che invecchia rapidamente.
“Serve un vero confronto con Palazzo Marino”
Abimelech chiede dunque una riapertura del dialogo con il Comune: “Il welfare cittadino si costruisce insieme. Non ascoltarci significa rinunciare a un patrimonio di esperienza e contatto con i cittadini più fragili”.