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Antonio Di Pietro

Antonio Di Pietro
Antonio Di Pietro Siena 2010.JPG

Ministro delle Infrastrutture
Durata mandato 17 maggio 2006 –
8 maggio 2008
Presidente Romano Prodi
Predecessore Pietro Lunardi
Successore Altero Matteoli

Ministro dei Lavori pubblici
Durata mandato 18 maggio 1996 –
20 novembre 1996
Presidente Romano Prodi
Predecessore Paolo Baratta
Successore Paolo Costa

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato 29 aprile 2006 –
15 marzo 2013
Legislature XV, XVI
Circoscrizione Veneto 2 (XV),
Molise (XVI)

Senatore della Repubblica Italiana
Durata mandato 17 novembre 1997 –
30 maggio 2001
Legislature XIII
Coalizione L'Ulivo
Circoscrizione Toscana
Collegio 3 - Mugello

Eurodeputato
Durata mandato 13 giugno 1999 –
25 maggio 2014
Legislature V - VI
Circoscrizione Circoscrizione Italia meridionale
Sito istituzionale

Antonio Di Pietro (Montenero di Bisaccia, 2 ottobre 1950) è un politico, avvocato ed ex magistrato italiano.

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Biografia

Sposato in seconde nozze con Susanna ha tre figli, due avuti dalla seconda moglie, uno dalla prima. Nel 2002 è diventato nonno di tre gemellini. Il nome di Antonio Di Pietro è indissolubilmente legato alla stagione di Tangentopoli di cui fu uno degli uomini simbolo.

Formazione e carriera in Magistratura

Dopo il diploma di perito elettronico, a 21 anni si trasferisce in Germania lavorando tra l’altro come operaio lucidatore di metalli in una fabbrica metalmeccanica e in una segheria. Tornato in Italia, nel 1973, si iscrive a Giurisprudenza mentre lavora come impiegato civile dell'Aeronautica Militare. Dopo la laurea nel 1980 vince un concorso della Polizia di Stato per Commissario e frequenta la Scuola Superiore di Polizia. Successivamente viene inviato al IV distretto come responsabile della Polizia Giudiziaria. Nel 1981, sempre alternando lavoro e studio, vince il concorso di uditore giudiziario: è assegnato, con funzione di Sostituto Procuratore, alla Procura della Repubblica di Bergamo. Da lì inizia una carriera brillante nella Magistratura che lo porterà, per l’appunto, ai vertici e sulle pagine di tutti i giornali con l’inchiesta Manipulite presso quella Procura della Repubblica di Milano dove entra nel 1985. Le dimissioni dalla Magistratura arriveranno nel 1994 non senza polemiche e interpretazioni controverse sui motivi della scelta. Si avvicina in seguito alla politica, di cui sarà protagonista arrivando più volte a ricoprire il ruolo di Ministro della Repubblica.

In politica

Prima di fondare il movimento politico L’Italia dei Valori, sarà corteggiato da tanti. Nel 1994 rifiuta un ruolo nel Governo offertogli da Silvio Berlusconi. Accetta invece l’offerta di Romano Prodi nel 1996 e diventa Ministro di Lavori pubblici, dimettendosi però solo sei mesi dopo per un avviso di garanzia relativo ad un’indagine che lo vedrà poi del tutto prosciolto. Nel 1997 viene eletto Senatore con l’Ulivo e aderisce, da indipendente, al Gruppo Misto. Nel 1998 fonda L’Italia dei Valori. A fondare il movimento ci sono anche Elio Veltri, la cui moglie è l'amica di famiglia Silvana Mura (poi parlamentare e capogruppo IDV alla Camera). Insieme ad altri parlamentari, fondano un sottogruppo in Parlamento. Un anno dopo circa la caduta del 1999 viene deciso lo scioglimento del neonato movimento per farlo confluire insieme ad altre formazioni politiche, in quello di Prodi. Di Pietro viene scelto per svolgere l'importante ruolo di responsabile organizzativo. Nello stesso anno viene eletto al Parlamento europeo. Nel 2000 si separa in polemica dai Democratici e rifonda quindi Italia dei Valori come partito autonomo nel settembre dello stesso anno. Nel 2001 si presenta da solo alla competizione elettorale ma non viene eletto. Alle Europee del 2004 si presenta con un nuovo progetto politico Società Civile, Di Pietro-Occhetto, Italia dei Valori e viene eletto con quasi 200 000 preferenze. Iscritto al gruppo parlamentare dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa; membro della Conferenza dei presidenti di delegazione; della Commissione giuridica; della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni; della Delegazione per le relazioni con il Sudafrica. Nel 2016, Di Pietro viene condannato a risarcire personalmente 2 milioni e 694 mila euro di rimborsi elettorali al movimento di Achille Occhetto e Giulietto Chiesa. Intanto, nasce la nuova coalizione di centrosinistra, chiamata L'Unione, che si apre ai contributi di Italia dei Valori e di Rifondazione Comunista. Il nuovo schieramento debutta alle elezioni regionali dell'aprile 2005: IdV ne è parte integrante in tutte le 14 regioni chiamate al voto, ma il partito conferma il suo trend negativo con solo l'1,8% dei voti. Prodi, in vista delle elezioni politiche del 2006, lancia l'idea delle consultazioni primarie per la scelta del candidato premier. Il progetto va in porto, le primarie si organizzano e Di Pietro presenta subito la sua candidatura. Le primarie si svolgono il 16 ottobre 2005 con sette candidati: Di Pietro arriva quarto, raccogliendo 142.143 voti (il 3,3% dei consensi), alle spalle di Romano Prodi, che ha ricevuto l'investitura di candidato premier della coalizione, di Fausto Bertinotti e Clemente Mastella. Le elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 fanno registrare un avanzamento dell'Italia dei Valori che si attesta al 2,3% alla Camera e al 2,9% al Senato. Il successo nelle consultazioni arride all'Unione e il 17 maggio 2006 Di Pietro viene nominato Ministro delle Infrastrutture nel secondo Governo Prodi. Lascia l'incarico di europarlamentare per accettare quello di deputato nazionale. Nel luglio del 2006 scoppia una polemica interna alla coalizione di governo, in particolare nei confronti del Ministro della giustizia Clemente Mastella, a causa della forte contrarietà del partito di Di Pietro a inserire i reati finanziari, societari e di corruzione all'interno del provvedimento di indulto]. Il provvedimento è sostenuto, invece, in maniera trasversale da esponenti e partiti di entrambi gli schieramenti, esclusa la Lega Nord, il Partito dei Comunisti Italiani e gran parte di Alleanza Nazionale. Di Pietro manifesta davanti a Palazzo Madama prima dell'approvazione del provvedimento al Senato, insieme alla Lega Nord. Tuttavia, al contrario di tale partito, Di Pietro si è dichiarato a malincuore favorevole all'indulto come mezzo per svuotare le carceri solo dopo un cambiamento della riforma Castelli, come previsto dal programma dell'Ulivo. Tali richieste non vengono accolte e Di Pietro pubblica polemicamente sul suo sito web personale i nomi dei deputati che hanno votato a favore dell'indulto, tra i quali anche Federica Rossi Gasparrini dell'Italia dei Valori, poi passata all'Udeur.

Alle elezioni politiche del 2008, Di Pietro entra in coalizione con il Partito Democratico. Il suo partito ottiene il 4,4% alla Camera dei Deputati e il 4,3% al Senato raddoppiando i suoi voti; l'ex magistrato sceglie di essere eletto nella sua Regione, il Molise, dove aveva raggiunto il miglior risultato in Italia, superando in entrambe le camere il Partito Democratico. Nel 2013, in occasione delle elezioni politiche del 2013, decide di rinunciare a presentarsi con il suo partito per appoggiare la lista Rivoluzione Civile, guidata dal candidato premier ed ex magistrato Antonio Ingroia. Tuttavia i risultati delle elezioni non consentono a questa lista di superare le rispettive soglie di sbarramento per Camera e Senato, così Di Pietro resta fuori dal Parlamento. Il 26 febbraio si dimette da presidente dell'Italia dei Valori e il 2 maggio Rivoluzione Civile viene disciolta all'unanimità dai suoi costituenti. Il 28 giugno al Congresso dell'Italia dei Valori ufficializza le sue dimissioni da presidente del partito dichiarando di rimanere però militante dello stesso. Il nuovo leader del movimento è Ignazio Messina.

Gli ultimi anni

Nel febbraio 2014, nel corso del programma L'aria che tira, annuncia la sua candidatura alle Elezioni europee di maggio non venendo poi candidato. Il 3 ottobre seguente, poco prima del raduno nazionale di Sansepolcro, Di Pietro decide di lasciare definitivamente l'Idv. Un voto che lo vede nettamente in minoranza (il 95% dei delegati approva infatti la linea politica del segretario Messina) sancisce l'addio al partito che, nel 1998, aveva fondato proprio nella località toscana. Di Pietro, in particolare, volendo portare avanti un'opposizione dura al Governo Renzi, già dopo le elezioni europee aveva criticato la scelta di riallacciare un rapporto di dialogo con il Pd. In seguito propone il proprio nome per la candidatura a sindaco di Milano in vista delle elezioni del 2016. Ad aprile 2015 Di Pietro annuncia la nascita dell'associazione Il Molise di tutti, fondata da ex militanti dell'Idv. Nel novembre 2015, annuncia l'intenzione di candidarsi alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco di Milano di fatto riprendendo la linea politica di collaborazione (seppure turbolenta) con il PD, già portata avanti nel frattempo dalla sua creatura IdV.

Nominato presidente di Autostrada Pedemontana lombarda Spa, si è dimesso dopo l'approvazione del bilancio di esercizio 2016, avvenuta nel maggio 2017.