Michelangelo, Maradona e i grattacieli
| Protagonisti | |
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| Autrice | |
| Laura Bajardelli | |
| vedi altri articoli di Laura Bajardelli | |
Un paragone audace e forse irriverente sul mecenatismo di ieri e di oggi
Immaginiamo di passeggiare tra le strade, le piazze e i giardini fiorentini del Rinascimento, tra antichi palazzi e incredibili statue. Era un’epoca in cui i mecenati si contendevano i migliori artisti del momento. Ora, facciamo un balzo in avanti negli anni Novanta: al posto degli artisti troviamo i calciatori, ancora non tatuati ma comunque icone venerate per il loro tocco magico. E i vulcanici presidenti delle squadre di calcio al posto dei mecenati. Due mondi apparentemente distanti, ma incredibilmente simili nel loro spirito competitivo e nella loro passione per l’eccellenza. E l’audace paragone potremmo estenderlo ad oggi, con grandi aziende mecenati che competono per i grattacieli più spettacolari e non solo.
Rinascimento: l'arte incontra il potere
Nel cuore pulsante del Rinascimento, Firenze era un teatro di grandezza e bellezza. I Medici, influenti banchieri, si contendevano i migliori talenti artistici come Michelangelo, Leonardo da Vinci e Botticelli. E persino scienziati come Galileo Galilei ricevevano il supporto dei mecenati, contribuendo a un'epoca di straordinarie scoperte e innovazioni. Per i Medici, finanziare queste opere non era solo una questione di mecenatismo puro, “senza scopo di lucro”, ma una dichiarazione di potere e status. Le opere d’arte diventavano quindi simbolo di prestigio, destinate a stupire e ispirare anche le generazioni successive, donando ad artisti e mecenati l’immortalità.
Anni Novanta: Il teatro del calcio
Negli anni Novanta, i campi da calcio divennero l’arena moderna dove si combattevano sfide epiche. Presidenti come Silvio Berlusconi del Milan, Massimo Moratti dell'Inter e Gianni Agnelli della Juventus, gareggiavano per accaparrarsi i migliori campioni del calcio mondiale. Maradona, Baggio, Ronaldo: nomi che evocano emozioni, vittorie e battaglie memorabili. Gli ingaggi stratosferici e le trattative milionarie erano all'ordine del giorno, creando una febbre collettiva che superava i confini nazionali. E così anche il prestigio e la fama di questi presidenti che offrivano uno spettacolo grandioso al popolo del calcio e agli amanti del bel gesto sportivo.
Oggi: i mecenati dei grattacieli
Oggi, i mecenati sono tornati, ma con una veste nuova e un interesse antico. Non più singoli individui, ma grandi aziende che oggi vedono nell'arte in senso lato un investimento strategico. L’esempio più evidente sono i grattacieli milanesi, con i mecenati contemporanei che concorrono per ingaggiare l’architetto più celebre per costruire il grattacielo più alto ma soprattutto più iconico, cambiando lo skyline della città con opere d'arte moderne. E spesso ospitano mostre d’arte e incontri culturali di grande livello. Queste iniziative non solo misurano il prestigio e migliorano l'immagine aziendale, ma contribuiscono anche a creare valore culturale e sociale. Mecenati che sanno anche distinguersi per spirito collaborativo, come con il Patto per la Grande Brera che vede aziende, istituzioni e fondazioni milanesi collaborare per valorizzare il patrimonio culturale milanese.
Un motivo in più per investire in arte e cultura
C’è però un aspetto nuovo e interessante. Secondo il recente rapporto "Economia della Bellezza" di Banca Ifis, investire in arte porta benefici tangibili alle imprese, oltre che alla comunità e al territorio. Dall’analisi di un campione statisticamente rappresentativo di aziende attive nei nove settori principali, e su un arco temporale lungo, dal 2015 al 2022, emerge come l'investimento in arte possa aumentare la produttività. Riportiamo testualmente: “Le aziende che investono in progetti su Arte e Cultura mostrano un aumento della produttività superiore ai loro pari (dal 2015 al 2022: +71% vs +53%), grazie a una crescita dei margini molto più veloce e intensa (+40% vs +7%). Il più elevato sviluppo della produttività, inoltre, nelle imprese con tali progetti è accompagnato dalla crescita delle retribuzioni, dimostrando indirettamente un impatto positivo sulle competenze delle risorse d’impresa e, di conseguenza, sul relativo riconoscimento economico”. Secondo il rapporto, aziende con questa vocazione creativa riescono ad attrarre talenti, facendo crescere quindi le competenze e anche la competitività.
Un legame senza tempo
Che si tratti di statue rinascimentali, gol spettacolari o grattacieli che sfidano la gravità, l’essenza del mecenatismo resta la stessa: la ricerca della grandezza e il desiderio di lasciare un segno indelebile. I moderni patroni delle arti, rappresentati oggi da grandi aziende, continuano questa tradizione, dimostrando che l’arte, in tutte le sue forme, è uno strumento potente di connessione, ispirazione e sviluppo.
