Economia circolare, sfida e opportunità per tutti

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Articolo di mercoledì 27 dicembre 2023
Protagonisti
Economia circolare
Autrice
Laura Bajardelli
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La parola sostenibilità è entrata nel nostro vocabolario e anche nelle nostre abitudini ed è sempre più percepita come una scelta inevitabile. Per rigenerare il pianeta è necessario fare un passo in più scegliendo l’economia circolare, sia come singoli individui sia come aziende e istituzioni.

Con le nostre azioni e le nostre abitudini noi siamo attori protagonisti dei modelli economici produttivi, che comunemente e tradizionalmente sono modelli lineari, contrapponendosi a quelli circolari. Cosa significa concretamente? Nei modelli lineari il punto di partenza è l’estrazione o approvvigionamento di materie prime, che vengono trasformate con processi produttivi alimentati da fonti energetiche non rinnovabili di origine fossile, i beni prodotti vengono venduti, utilizzati da noi consumatori e poi buttati quando non interessano o non servono più (non necessariamente quando non funzionano più). Questo modello si può sintetizzare nella formula “take, make, dispose” o, in italiano, “prendi, produci, smaltisci”. La catena del valore dei modelli lineari ha come obiettivo principale la produzione e la vendita della maggiore quantità di prodotti possibili.

Questo modello economico lineare, che tanto benessere ha portato al mondo occidentale, ha avuto e sta avendo un costo enorme, insostenibile per il pianeta. Basti pensare che il 15 maggio l’Italia ha raggiunto l’Overshoot day, ossia il giorno che segna l’esaurimento delle risorse che la Terra è in grado di rigenerare in un anno, 4 mesi prima rispetto al 1975 e comunque 2 mesi prima della media mondiale. Dal 16 maggio, per fronteggiare le nostre necessità ricorriamo alle risorse che dovrebbero servire per gli anni successivi. E così di anno in anno si erodono le scorte del futuro, anzi si erode il futuro stesso del pianeta.

Per invertire questo tragico percorso, oltre a perseguire entro il 2030 gli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall’ONU nell’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile, è necessario adottare modelli economici circolari, che si basano su questi principi: ridurre scarti, rifiuti e inquinamento, riutilizzare i prodotti o le loro parti, recuperare, riciclare il rifiuto così che possa diventare risorsa (da qui il termine “materie seconde” rispetto alle materie prime). Fine ultimo: la rigenerazione del pianeta.

Si può iniziare utilizzando maggiormente i beni di cui disponiamo, riparando quando necessario, trovando anche altri usi rispetto a quelli iniziali. E quando si arriva alla fine della vita utile, allora è fondamentale smaltire il rifiuto in modo corretto, così che le sue componenti possano trovare altri utilizzi nel ciclo economico. Seguendo questo ciclo virtuoso, allungando la vita dei prodotti e/o delle loro componenti, si riduce il consumo di risorse per produrne di nuovi (dall’energia all’acqua alle materie prime) si riducono gli scarti e quindi i rifiuti. La progettazione dei prodotti e dei processi è determinante per aumentare la riciclabilità e quindi diminuire i rifiuti.

Pensiamo per esempio all’abbigliamento: prima di fare nuovi acquisti, possiamo guardare nell’armadio e se troviamo dei capi che effettivamente non vanno più bene o non c’è verso di usarli perché non incontrano più il nostro gusto, magari qualche amica potrebbe essere interessata oppure si potrebbe partecipare a qualche evento di baratto, i più modaioli sono chiamati “cloth swap party”, li organizzano in molte città, Milano in primis, seguendo l’esempio newyorkese. Un’altra alternativa sono le associazioni specializzate nella raccolta di abiti usati, ma rispetto al passato stanno aumentando quelle che adottano modelli circolari: i vestiti utilizzabili vengono destinati alla vendita in negozi dell’usato o tramite le numerose piattaforme online oppure donati ai bisognosi, gli altri vengono analizzati e, se possibile, “disassemblati” staccando zip, bottoni, e altre applicazioni, per essere poi sfilacciati e lavorati fino a creare filati riciclati con i quali realizzare nuovi capi riciclabili in cotone, seta, lana, cashmere.

Certo, se i prodotti fossero già pensati e progettati in quest’ottica, si potrebbero ottenere maggiori e migliori risultati, perché se disassemblare è semplice allora è più conveniente economicamente, se invece costa troppo oppure è impossibile con i processi attuali – come oggi nel caso degli abiti in fibre miste. E per questo è fondamentale acquistare in modo più consapevole e responsabile, prestando per esempio più attenzione alla composizione e riciclabilità dei capi.

Nell’economia circolare il riciclo ha un ruolo fondamentale dato che i rifiuti di qualcuno possono diventare risorsa per qualcun altro. Un esempio affascinante è la simbiosi industriale, che trasforma il processo produttivo da lineare a circolare. E crea nuove filiere produttive nuovi rapporti tra imprese e territori. Certo per aumentare l’efficienza di questo modello, assume grande rilievo la progettazione dei processi produttivi e dei beni da produrre pensando già alle fasi successive che ne consentano il riuso e il riciclo.

Non si tratta di fantascienza, già oggi molte imprese adottano modelli circolari anche grazie alla piattaforma dell’ENEA - Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, che ha l’obiettivo di facilitare l’attivazione di processi circolari tra le imprese. E le imprese hanno grandi benefici principalmente in termini economici, di competitività e di riduzione del rischio. E il mercato – ossia noi consumatori - tende a premiare le imprese che fanno questa scelta. Per ottenere risultati tangibili a favore dell’ambiente, è necessario coinvolgere nella transizione circolare il maggior numero di soggetti, a cominciare dalle aziende, comprese le piccole e medie, che in Italia sono oltre 200mila.

Per le aziende il ripensamento dei processi in ottica circolare, dall’approvvigionamento alla distribuzione, comporta diversi vantaggi:

  • Processi produttivi più efficienti che utilizzano meno risorse o a prezzi più bassi e meno variabili (per es. ricorrendo a materie prime riciclate e a energie rinnovabili)
  • In caso di riciclo degli scarti, possibili nuovi ricavi dalla vendita delle materie riciclate, aprendo anche nuovi servizi e nuovi mercati
  • Migliore reputazione grazie a un’immagine ecologica dei prodotti, dei processi e dell’azienda
  • Migliori opportunità di accesso a finanziamenti e/o al mercato di capitali

È bene precisare che oggi per le PMI la transizione circolare è una libera scelta, domani potrebbe diventare un vincolo imposto dalle aziende destinatarie degli obblighi normativi europei alle imprese della loro filiera, anche perché l’interesse dei clienti finali sulle tematiche ambientali è crescente così come l’attenzione a verificare la veridicità di quanto dichiarato e pubblicizzato.