“ANIMATI”: il Museo di Fotografia Contemporanea esplora l’intelligenza artificiale attraverso l’arte
Milano – Una nuova mostra inaugura il 17 maggio alle 17.30 al Museo di Fotografia Contemporanea (MuFoCo), portando per la prima volta in Italia un’intelligenza artificiale all’interno di un processo curatoriale museale pubblico. Si tratta di “ANIMATI. God, Human, Animal, Machine”, un progetto che mette in dialogo arte, tecnologia e filosofia per interrogarsi sul significato […]
Milano – Una nuova mostra inaugura il 17 maggio alle 17.30 al Museo di Fotografia Contemporanea (MuFoCo), portando per la prima volta in Italia un’intelligenza artificiale all’interno di un processo curatoriale museale pubblico. Si tratta di “ANIMATI. God, Human, Animal, Machine”, un progetto che mette in dialogo arte, tecnologia e filosofia per interrogarsi sul significato stesso dell’essere umano.
Una curatela aumentata: arte e AI per riflettere sull’umanità
Ideata da Davide Rondoni, presidente del museo, e curata da Chiara Bardelli Nonino, la mostra affronta interrogativi profondi legati alla condizione umana. «Cos’è oggi un essere umano? E che rapporto c’è tra umanità e barbarie?», chiede Rondoni. “ANIMATI” non dà risposte, ma rilancia queste domande urgenti, con l’intento di coinvolgere il visitatore in una riflessione collettiva.
CLIP di OpenAI applicato all’archivio del museo: un esperimento pionieristico
Il cuore innovativo della mostra è l’utilizzo del modello CLIP (Contrastive Language-Image Pre-training) sviluppato da OpenAI, integrato da Giacomo Mercuriali e dal direttore creativo Emanuele Amighetti in un motore di ricerca personalizzato. L’AI ha esplorato digitalmente oltre 12.000 immagini dell’archivio del museo – che ne custodisce più di 2 milioni – rispondendo a query concettuali su temi come anima, famiglia, morte o spiritualità.
Quando l’intelligenza artificiale “vede” l’anima
Una delle sperimentazioni più emblematiche riguarda la parola chiave “anima”: il modello ha restituito una serie di 20 immagini che secondo la sua logica presentano un’affinità con il concetto. Tra le opere selezionate, spiccano fotografie di Paolo Monti, Anne Montaut e Mimmo Jodice. Alcune scelte, come quella di una banana in una natura morta, evidenziano i limiti e i bias intrinseci nell’uso di algoritmi su concetti astratti, rendendo visibili le distorsioni dell’interpretazione automatizzata.
77 artisti per una mostra sull’identità tra umano e macchina
L’esposizione presenta 137 opere di 77 fotografi italiani e internazionali, da Gabriele Basilico a Lisetta Carmi, dai Jodice a Bernard Plossu. L’intelligenza artificiale non è solo uno strumento di selezione, ma co-protagonista nel processo curatoriale, generando un “cortocircuito” creativo tra visione umana e lettura algoritmica.
Interazione con il pubblico: tra sorprese e interpretazioni personali
Durante la visita, i partecipanti scopriranno le parole chiave utilizzate dall’algoritmo per selezionare le opere, ma l’associazione tra testo e immagine non sarà esplicitata. Questo invita il pubblico a interrogarsi e interpretare personalmente i legami tra i concetti astratti e le fotografie proposte, simulando l’esperienza del flusso visivo quotidiano sui social media.
Installazione immersiva: 163.350 immagini in 8 secondi ciascuna
Completa l’esperienza la suggestiva installazione “67 Days, 364 Hours, 21.840 Minutes, 163.350 Vectors” di Giacomo Mercuriali, composta da oltre 163.000 immagini generate da AI, proiettate in sequenza continua, ciascuna visibile solo una volta per 8 secondi. L’opera è ambientata in una scenografia immersiva costruita con materiali di recupero del museo, evocando il passaggio del tempo e la fugacità dell’immagine.