"Artisti al lavoro", i 120 anni della Cgil in mostra a Milano: l'arte che entrò nelle fabbriche e i pittori che si fecero sindacato
Quattro sezioni fra arti figurative, musica, teatro e testimonianze video ricostruiscono ottant'anni di scambio fra sindacato e artisti. Accanto all'esposizione torna visibile l'installazione di Gianfranco Angelico Benvenuto sulle morti sul lavoro
La Cittadella degli Archivi, il polo archivistico del Comune di Milano, ospita "Artisti al lavoro", mostra promossa dall'amministrazione comunale insieme alla Camera del Lavoro Metropolitana di Milano, all'Archivio del Lavoro e alla Fondazione Corrente in occasione del centoventesimo anniversario della Cgil milanese.
La ricerca, coordinata dall'Archivio del Lavoro della Cgil di Milano con la Cittadella e la Fondazione Corrente, ricostruisce un rapporto durato decenni fra organizzazione sindacale e produzione artistica, documentandolo attraverso fotografie, manifesti, audiovisivi e testimonianze dirette.
La Camera del Lavoro come spazio culturale
Il punto di partenza del percorso è il secondo dopoguerra, quando le sale della Camera del Lavoro iniziano a funzionare come luogo di produzione culturale oltre che di rappresentanza. Il confine fra militanza e creazione si assottiglia, e l'arte esce dai contenitori istituzionali per andare dove si trovano i lavoratori: nelle fabbriche, nelle mense, nei luoghi occupati. È una scelta che riguarda la funzione stessa della cultura, intesa come strumento di conoscenza e di partecipazione, e insieme come sostegno materiale alle vertenze.
I pittori che chiesero di essere riconosciuti come lavoratori della cultura
La prima sezione, intitolata "Artisti, pittori e scultori si fan sindacato", ricostruisce la nascita delle organizzazioni di categoria: lo SNAPS, costituito nel 1947, e in seguito la FNA. Fra le figure documentate compaiono Ernesto Treccani, Albe e Lica Steiner, Gabriele Mucchi e Gio Pomodoro, impegnati in una battaglia che oggi suonerebbe attuale: ottenere che l'artista fosse riconosciuto come "lavoratore della cultura", con i diritti che ne conseguono.
La sezione musicale, "Suonare per il lavoro, con il lavoro", segue le mobilitazioni attraverso i suoni che le hanno accompagnate: dai Cantacronache a Giorgio Gaber, fino al concerto di Claudio Abbado con l'Orchestra della Scala nella mensa occupata dell'Innocenti, uno degli episodi che meglio raccontano cosa significasse allora portare la musica dentro un conflitto di lavoro. Il racconto prosegue fino agli anni Novanta con l'attività dell'Associazione Secondo Maggio, che ha introdotto musica classica e jazz negli spazi della Camera del Lavoro, con interpreti come Enrico Intra e Claudio Fasoli.
La satira sociale e le testimonianze
Il terzo nucleo, "La Camera del Lavoro come scena", riguarda il teatro popolare e politico. Al centro la presenza di Dario Fo e Franca Rame, che portarono la satira sociale e il racconto delle vertenze direttamente davanti al pubblico dei lavoratori, fuori dai circuiti teatrali tradizionali.
L'ultima sezione raccoglie testimonianze audiovisive di attrici e attori, musicisti, registi e pittori che raccontano in prima persona il proprio rapporto con il sindacato. È la parte che restituisce la dimensione individuale di una storia altrimenti collettiva. I contributi sono consultabili nella sezione video della mostra e sul canale Iride Cgil.
Cento tute vuote che rovesciano il Quarto Stato
Accanto al percorso espositivo trova posto "100 sogni morti sul lavoro" di Gianfranco Angelico Benvenuto: cento tute da lavoro senza corpo e senza volto, disposte in modo da ribaltare l'iconografia del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. Dove il dipinto metteva in scena un avanzamento collettivo verso una speranza, l'installazione mostra un cammino verso un'assenza. L'opera nasce nel 2012, promossa dalla Cassa Edile di Mutualità ed Assistenza con il sostegno dell'Assessorato alle Politiche per il Lavoro del Comune. A riportarla oggi al pubblico sono EMiT Feltrinelli ETS, Fondazione ISEC, Archivio del Lavoro Cgil Milano, Società Umanitaria e lo stesso autore.
Romani: "Il lavoro non può mai diventare un luogo di morte"
All'inaugurazione sono intervenuti l'assessora ai Servizi civici e Generali Gaia Romani, il direttore della Cittadella degli Archivi Francesco Martelli, il segretario generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano Luca Stanzione e la segretaria nazionale della Cgil Lara Ghiglione.
"Il rapporto tra lavoro, arte e cultura è parte della storia di Milano e racconta una città capace di trasformare le battaglie per i diritti in patrimonio collettivo", ha dichiarato Romani. "Questa mostra ne restituisce una memoria importante, ma ci richiama anche a una responsabilità ancora attuale. Quella di garantire e di investire sulla sicurezza, la prevenzione e la formazione, perché il lavoro deve essere sempre un luogo di dignità e non può mai diventare un luogo di morte."