Autonomia, ok alle pre-intese. Fontana: “Aspettavamo questa riforma da anni”
Via libera agli schemi con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria su sanità e protezione civile. Lega esulta, Pd accusa: ora la parola al Parlamento.
Il Consiglio dei ministri ha approvato gli schemi di pre-intesa sull’Autonomia differenziata con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Un passaggio politico rilevante che apre una nuova fase del confronto istituzionale. I testi dovranno ora essere esaminati e votati dalle Regioni coinvolte, per poi approdare in Parlamento, dove si preannuncia un dibattito acceso. Le materie interessate sono quattro: protezione civile, professioni, sanità (con coordinamento della finanza pubblica) e previdenza complementare.
Protezione civile: più poteri ai presidenti di Regione
Uno dei punti più significativi riguarda la protezione civile. In caso di emergenze nazionali che colpiscano il territorio regionale, il presidente della Regione assumerebbe automaticamente il ruolo di commissario delegato. Le pre-intese prevedono anche la possibilità di emanare ordinanze in deroga per emergenze di rilievo regionale, reclutare personale in via straordinaria e organizzare direttamente la formazione degli operatori. Un rafforzamento delle competenze che, secondo i promotori, renderebbe più rapide ed efficaci le risposte sul territorio.
Sanità: gestione più autonoma delle risorse
Sul fronte sanitario, le Regioni potrebbero ottenere maggiore libertà nella distribuzione delle risorse del Fondo sanitario nazionale, a condizione di rispettare l’equilibrio di bilancio e garantire i livelli essenziali di assistenza (Lea). Tra le novità ipotizzate: superamento di specifici tetti di spesa, possibilità di fissare tariffe di rimborso diverse rispetto a quelle nazionali, autonomia negli investimenti strutturali e tecnologici e istituzione di fondi sanitari integrativi regionali. Un pacchetto che punta a rafforzare la responsabilità amministrativa delle Regioni, ma che solleva interrogativi sull’uniformità dei servizi sul territorio nazionale.
Professioni e previdenza: nuove competenze regionali
Le bozze prevedono inoltre competenze regionali sulle professioni non ordinistiche di rilievo locale, sul riconoscimento delle qualifiche professionali dei cittadini dell’Unione europea e sulla promozione di strumenti di previdenza complementare su base regionale. Un ampliamento che si inserisce nella più ampia riforma dell’assetto istituzionale tra Stato e Regioni.
La Lega: “Passo storico verso un’Italia federale”
Dal fronte della maggioranza, la soddisfazione è evidente. Il vicepremier Matteo Salvini ha parlato di “passo fondamentale” verso un modello più efficiente e vicino ai territori, definendo l’approvazione delle pre-intese una promessa mantenuta.
Anche il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha rivendicato la scelta, sostenendo che le critiche mosse negli anni sarebbero infondate e che l’Autonomia non comporterebbe nuovi oneri, ma maggiore responsabilità nelle decisioni regionali. Sulla stessa linea esponenti leghisti come Massimiliano Romeo e Gian Marco Centinaio, che parlano di tappa decisiva in un percorso avviato anni fa.
Il Pd attacca: “Rischio per unità e coesione”
Di segno opposto la reazione del Partito democratico. Il senatore Alessandro Alfieri ha definito il via libera del Cdm un colpo all’unità del Paese e ha espresso preoccupazione per un possibile aumento delle diseguaglianze territoriali. Secondo l’opposizione, il rafforzamento delle competenze regionali in ambiti strategici come sanità e protezione civile potrebbe accentuare le differenze tra Nord e Sud, soprattutto in un momento segnato da emergenze climatiche e criticità infrastrutturali.