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Categoria: ISTITUZIONI

Caso Finalter, Sala: “Mai incassato un euro in dieci anni, cederò le mie quote”

Giuseppe Sala ha scelto il Consiglio comunale per rispondere alle contestazioni sul caso Finalter, la società di consulenza nella quale detiene una partecipazione del 20 per cento e sulla quale sono in corso accertamenti da parte della Procura di Milano e della Guardia di Finanza. Il sindaco ha rivendicato la correttezza della propria condotta, annunciato […]

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Giuseppe Sala ha scelto il Consiglio comunale per rispondere alle contestazioni sul caso Finalter, la società di consulenza nella quale detiene una partecipazione del 20 per cento e sulla quale sono in corso accertamenti da parte della Procura di Milano e della Guardia di Finanza. Il sindaco ha rivendicato la correttezza della propria condotta, annunciato la cessione delle quote e respinto ogni rilievo sulla sfera personale: “Ognuno risponde alla propria coscienza e io con la mia sono in pace”.

“Criticate le mie capacità, non la mia integrità morale”

Il primo cittadino ha tracciato una linea netta tra i due piani della critica. “Non ho da ridire se vengono criticate le mie capacità professionali, ma mi dispiace se si fanno illazioni sulla mia integrità morale”, ha dichiarato, definendo false e tendenziose le ricostruzioni circolate nei giorni precedenti.

La genesi della società: costituita a fine 2015, prima dell’elezione

Finalter nasce alla fine del 2015, in una fase collocata tra la chiusura di Expo e l’ingresso di Sala a Palazzo Marino, con un conferimento iniziale di 10mila euro. Il pacchetto restante, pari all’80 per cento, fa capo a Cinque G, veicolo riconducibile alla moglie e alla figlia di Pietro Galli, in passato consigliere di amministrazione di Atm e collaboratore dello stesso Sala nella stagione di Expo.

Il nodo delle consulenze di Engineering

Gli approfondimenti degli inquirenti si concentrerebbero su alcuni incarichi di consulenza conferiti a Finalter da Engineering, azienda che nel tempo ha ottenuto commesse dall’Amministrazione comunale. Sala ha però escluso qualsiasi ritorno economico personale derivante dalla partecipazione: “In dieci anni di attività della società non ho mai avuto benefici economici. Non un singolo euro in dieci anni”. Il sindaco ha inoltre ricordato che, con l’ingresso in politica, la quota venne conferita in un trust con sede in Italia, affidato al notaio Filippo Zabban, professionista che ha svolto incarichi per il Comune ed è stato scelto da Milan e Inter per il rogito relativo alla cessione dello stadio di San Siro.

La cessione al socio di maggioranza e il capitolo dichiarazioni patrimoniali

Per chiudere la partita, Sala ha annunciato che venderà la propria quota al socio di maggioranza allo stesso valore sostenuto all’origine. Ha poi affrontato l’obiezione relativa all’assenza della partecipazione nelle dichiarazioni patrimoniali pubblicate dal Comune: la quota, ha spiegato, risulta dichiarata nel settembre del 2016, e la normativa non impone di reiterare l’indicazione negli esercizi successivi qualora non intervengano variazioni.

In aula lo scontro: “Milano è una mangiatoia”

La seduta si è aperta in un clima di forte tensione. I consiglieri di Fratelli d’Italia hanno esibito una protesta con lo slogan “Milano è una mangiatoia”. La Lega ha invece precisato di collocare la propria contestazione sul terreno politico e non su quello giudiziario, definendo Sala “il peggior sindaco che Milano abbia avuto”.

La replica del sindaco: “Giustizialismo a correnti alternate”

Nella controreplica Sala ha parlato di “giustizialismo a correnti alternate”, denunciando un intreccio tra dinamiche politiche e sistema dell’informazione. Secondo la sua lettura, l’amplificazione della vicenda dipenderebbe anche dalla possibilità di associare direttamente il suo volto alla notizia e, secondo l’espressione da lui usata, di “buttarmi la croce addosso”.

Le forze di centrosinistra hanno manifestato solidarietà al primo cittadino. Anche i Verdi ne hanno difeso la posizione sul caso specifico, senza tuttavia rinunciare a un rilievo di merito sulla gestione delle nomine da parte dell’Amministrazione, giudicata poco condivisa e fortemente accentrata.

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