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Comune di Milano: nel 2026 oltre 2.300 alloggi disponibili per famiglie e persone in difficoltà

Incremento rispetto al 2025 e attenzione ai nuclei più poveri: il Consiglio comunale chiamato a decidere sulle soglie di assegnazione

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Milano si prepara a un nuovo anno di assegnazioni di case popolari: secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, nel 2026 saranno 2.321 gli alloggi disponibili per i cittadini con maggiori esigenze economiche, circa 220 in più rispetto al 2025. La cifra emerge dal piano dell’offerta dei servizi abitativi, approvato dalla giunta e ora all’esame del Consiglio comunale, che dovrà dare il via libera definitivo.

Case popolari e servizi abitativi transitori

La maggior parte degli alloggi, 2.047 unità, sarà destinata ai «servizi abitativi pubblici», comprendendo 897 alloggi di proprietà comunale e 1.150 di Aler Milano. Queste abitazioni sono rivolte principalmente a chi ha un Isee fino a 16 mila euro, garantendo un accesso stabile alle famiglie meno abbienti. A questi si aggiungono 274 alloggi dedicati ai «servizi abitativi transitori», 224 comunali e 50 di Aler, pensati per chi si trova in situazioni di emergenza abitativa, come nel caso di sfratti o momenti di difficoltà temporanea.

Il dibattito sulle soglie per i nuclei più poveri

Al centro della discussione in Aula ci sarà la quota di alloggi riservata ai nuclei in condizioni di indigenza, con Isee fino a 3 mila euro. Attualmente il piano prevede il 20% degli alloggi, ma il dem Federico Bottelli propone di alzare la soglia al 40%, come già avvenuto nel 2025. L’innalzamento comporterebbe un maggiore impegno economico per Palazzo Marino, stimato in circa 1.850 euro all’anno per ogni nucleo familiare.

Numeri, contrattualizzazioni e occupazioni abusive

La città conta oggi circa 28 mila case popolari gestite da MM e 32 mila alloggi di Aler Milano. Le occupazioni abusive sono diminuite drasticamente: nel 2025 si sono registrate 459 unità, il 70% in meno rispetto alle 1.619 del 2015. Tuttavia, nonostante gli sgomberi, molte abitazioni rimangono vuote perché non si arriva alla contrattualizzazione finale. Tra il momento della domanda e l’assegnazione, infatti, le condizioni economiche dei richiedenti possono cambiare. Lo scorso anno sono stati 1.485 gli alloggi effettivamente contrattualizzati.

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