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Categoria: ARTE - CULTURA

Concluso il restauro del Toro in Galleria Vittorio Emanuele II: ritornano “gli attributi” e riprende il rito dei tre giri sul tallone

Il mosaico del Toro rampante nell’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II è stato stabilizzato, levigato e riconsegnato al pubblico. Milanesi e visitatori possono nuovamente compiere i tre giri sul tallone che, secondo la tradizione ottocentesca, porterebbero fortuna e la promessa di un ritorno in città. A firmare l’intervento è Gianluca Galli, restauratore e mosaicista che […]

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Il mosaico del Toro rampante nell’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II è stato stabilizzato, levigato e riconsegnato al pubblico. Milanesi e visitatori possono nuovamente compiere i tre giri sul tallone che, secondo la tradizione ottocentesca, porterebbero fortuna e la promessa di un ritorno in città.

A firmare l’intervento è Gianluca Galli, restauratore e mosaicista che da anni frequenta la pavimentazione storica della Galleria. Il metodo adottato è di tipo filologico: le tessere logorate sono state asportate e sostituite con marmi della stessa natura di quelli originari, mantenendo la cromia del mosaico ottocentesco. Secondo Palazzo Marino, con il fisiologico assestamento dei materiali nel corso dei mesi, la lettura d’insieme del disegno diventerà via via più omogenea.

Il soggetto raffigurato è lo stemma sabaudo, emblema di Torino, una delle capitali italiane celebrate nei mosaici dell’Ottagono. Un rimando alla storia stessa della Galleria, la cui prima pietra fu posata nel 1865. Negli anni quel quadrato di pavimento è diventato uno dei punti più fotografati della città, e proprio l’enorme afflusso quotidiano “decine di migliaia di passaggi” rende inevitabili manutenzioni periodiche.

Dal “toro castrato” alla polemica politica

La chiusura dei lavori arriva dopo giorni di ironie e contestazioni. Il mosaico era stato svelato al termine di una prima fase, poi nuovamente coperto per consentire il completamento. Nel frattempo, sui social era esploso il caso: molti cittadini denunciavano cromie disomogenee, fughe irregolari e, soprattutto, la scomparsa degli elementi anatomici su cui da oltre un secolo si concentra la celebre “giravolta con il tallone”. Da qui la battuta diventata virale, secondo cui il Toro si sarebbe trasformato in un bue.

A innescare le critiche era stata la pubblicazione delle immagini da parte dell’assessore alle Opere pubbliche Marco Granelli, che aveva celebrato il rientro dell’opera complimentandosi con l’artigiano. La reazione, però, era andata in direzione opposta rispetto alle attese.

L’opposizione chiama in causa la Soprintendenza

Il malcontento è stato rapidamente cavalcato dal centrodestra. Samuele Piscina, segretario cittadino della Lega e consigliere comunale, e Silvia Scurati, consigliere regionale del Carroccio in Lombardia, avevano sollecitato “un intervento immediato della Soprintendenza affinché venga fatta piena chiarezza e venga eseguito il ripristino dell’opera nella sua configurazione originaria”. Più netta la posizione di Deborah Dell’Acqua, vice coordinatore di Fratelli d’Italia Milano: “Il Toro deve tornare com’era all’origine, senza se e senza ma”.

Palazzo Marino: “Disegno mai modificato”

Di fronte alle accuse, il Comune respinge l’ipotesi di un’opera alterata. Nella nota diffusa per annunciare la fine del restauro, l’amministrazione ribadisce che la conformazione del Toro corrisponde a quella ottocentesca e che il cantiere si è limitato a reintegrare le porzioni consumate dall’uso, senza intervenire sul tracciato. La differenza cromatica tra tessere nuove e preesistenti, una delle principali critiche di questi giorni, dovrebbe attenuarsi proprio con il tempo.

A rivendicare il senso dell’operazione sono gli assessori Emmanuel Conte, con delega al Demanio, e lo stesso Granelli: “Il mosaico del Toro è uno dei luoghi più frequentati di Milano, guardato con affetto dai suoi cittadini e con curiosità da chi arriva da ogni parte del mondo. Restituirlo integro, con materiali e tecniche coerenti con la storia del mosaico, è il modo giusto di prendersi cura di un patrimonio che appartiene a tutti”.

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