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Corteo per Ramelli a Milano tra scontri e saluti romani. De Corato sull’uomo pestato per aver tolto i manifesti: “Se l’è cercata”, poi fa marcia indietro

La commemorazione del 29 aprile tra tensioni in città, il caso De Corato e il nodo irrisolto della memoria politica

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Cinquantuno anni dopo, il 29 aprile a Milano resta una data che divide. La commemorazione di Sergio Ramelli, il giovane militante del Fronte della Gioventù aggredito il 13 marzo 1975 da esponenti di Avanguardia Operaia e morto il 29 aprile successivo per le ferite riportate, si è svolta nella serata di mercoledì 29 aprile con il consueto corteo dell’ultradestra. Quest’anno, però, un episodio di violenza ha anticipato e condizionato il clima della giornata.

Un uomo aggredito la notte prima: quattro ricercati dai carabinieri

Nella tarda serata di martedì 28 aprile, un uomo di trentatré anni è stato pestato in via Aselli – la stessa strada da cui sarebbe partito il corteo il giorno successivo – mentre staccava manifesti di annuncio della commemorazione. Un gruppo di persone a bordo di una Golf lo ha colpito con calci, pugni e colpi di casco prima di allontanarsi. I carabinieri hanno identificato il proprietario del veicolo e sono al lavoro per risalire ai responsabili materiali del pestaggio, con le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona al vaglio degli inquirenti. Quattro le persone ricercate.

Il corteo: da piazzale Gorini a via Paladini con lo striscione “Onore ai camerati caduti”

Poco dopo le 20.45, un folto gruppo di manifestanti si è mosso da piazzale Gorini in direzione di via Paladini, dove sorge il murale dedicato a Ramelli nei pressi della sua abitazione. Il corteo, ordinato in colonne da cinque, con le uniche bandiere esposte di colore tricolore, era guidato dallo striscione “Onore ai camerati caduti”. La commemorazione includeva anche il ricordo di Enrico Pedenovi, consigliere provinciale del Msi ucciso il 29 aprile 1976 in un agguato rivendicato da militanti della sinistra armata, e di Carlo Borsani, ex ufficiale della Repubblica Sociale Italiana fucilato da partigiani il 29 aprile 1945.

Tra i presenti, militanti di Lealtà Azione, CasaPound Italia e altre realtà della destra radicale provenienti da diverse città italiane. La manifestazione si è conclusa in via Paladini con il rito del “presente” e il saluto romano, che si ripete puntuale ogni anno.

De Corato, la gaffe e la precisazione: “Se l’è cercata”, poi “condanno la violenza”

A margine della commemorazione istituzionale mattutina – quella con la deposizione delle corone alla quale ha partecipato anche il sindaco Giuseppe Sala – il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato ha commentato a caldo l’aggressione della notte precedente con una frase destinata a fare rumore: “È stato picchiato perché ha voluto andarsele a prendere”.

Poche ore dopo, con la polemica già montata, De Corato ha corretto il tiro: “Condanno senza se e senza ma l’uso della violenza”. Il Partito Democratico di Milano ha definito l’episodio “grave e inaccettabile” chiedendo una condanna unanime da parte di tutte le forze politiche.

Sala, La Russa e il tema della pacificazione: chi la invoca e chi la pratica

La giornata ha riaperto, inevitabilmente, il dibattito sulla memoria degli anni di piombo e sulla capacità della politica di gestirla senza strumentalizzarla. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ricordato in aula non solo Ramelli ma anche Fausto e Iaio, i due giovani di sinistra uccisi nel 1978, invocando una pacificazione collettiva. Il sindaco Sala ha risposto con una distinzione: “La società italiana è già pacificata, è la politica che deve abbassare i toni”. Sala ha poi condannato i saluti romani che si ripetono ogni anno in via Paladini, definendoli “inaccettabili”.

Fratelli d’Italia ha replicato chiedendo al sindaco di presentarsi alla commemorazione con la fascia tricolore e De Corato ha rilanciato la polemica sulle intitolazioni: “A Milano si intitolano vie a Pinelli e Dario Fo, ma il centrosinistra in tutti questi anni non ha fatto nulla per Sergio Ramelli”. Una città, insomma, che commemora. Ma che fatica ancora a ricordare senza dividersi.

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