Crisi Hoepli, il sindaco Sala al fianco dei lavoratori: “La storica libreria di Milano è patrimonio culturale da difendere”
Il futuro della libreria Hoepli in bilico: cassa integrazione per 89 dipendenti e possibile liquidazione.
Il destino della storica Libreria Hoepli torna al centro dell’attenzione a Milano. Nelle prossime ore il consiglio di amministrazione della società potrebbe essere chiamato a esprimersi su un passaggio decisivo: la possibile liquidazione dell’attività. Una prospettiva che preoccupa istituzioni, lavoratori e lettori. A intervenire è stato anche il sindaco Giuseppe Sala, che ha definito la libreria e la casa editrice un vero patrimonio storico e culturale della città.
Sala: “Un simbolo culturale che Milano non può perdere”
Il primo cittadino ha spiegato di seguire con forte preoccupazione l’evoluzione della vicenda, sottolineando il valore che la libreria rappresenta per la vita culturale milanese. Secondo Sala, la speranza è che prevalga il senso di responsabilità verso i dipendenti e verso la comunità di lettori che da decenni frequentano uno dei luoghi simbolo del libro in città. La crisi, ha ricordato, si inserisce in un contesto più ampio che negli ultimi anni ha visto molte librerie indipendenti affrontare difficoltà economiche a livello internazionale. Per il sindaco, spazi come le librerie non sono semplici attività commerciali, ma infrastrutture culturali fondamentali per la vita delle città.
Cassa integrazione per 89 dipendenti
La situazione occupazionale resta uno degli aspetti più delicati della vicenda. Nei giorni scorsi è stata formalizzata la richiesta di cassa integrazione ordinaria per tutti gli 89 lavoratori della libreria, con una durata iniziale prevista di tredici settimane. Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, nel primo confronto con l’azienda non è stato però raggiunto alcun accordo sulla misura.
Le rappresentanze sindacali milanesi parlano di giorni decisivi per il destino della storica libreria. L’atteggiamento dell’azienda durante il tavolo sindacale dello scorso febbraio e il successivo silenzio dopo la riunione del consiglio di amministrazione fanno temere un progressivo disimpegno da parte della proprietà. A complicare ulteriormente la situazione ci sarebbero anche tensioni interne alla compagine familiare che controlla la società. Una conflittualità che, secondo i sindacati, rende sempre più concreto il rischio di una liquidazione volontaria.