Data center, la Lombardia prima regione in Italia a dotarsi di una legge: 67 strutture attive e 11 miliardi di investimenti previsti
Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato a maggioranza la prima legge regionale italiana sui data center, colmando un vuoto normativo nazionale in un settore in rapida espansione. La Lombardia ospita quasi la metà delle strutture presenti in Italia: 67 data center funzionanti nel 2024 su 168 a livello nazionale, con un fabbisogno energetico stimato […]
Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato a maggioranza la prima legge regionale italiana sui data center, colmando un vuoto normativo nazionale in un settore in rapida espansione. La Lombardia ospita quasi la metà delle strutture presenti in Italia: 67 data center funzionanti nel 2024 su 168 a livello nazionale, con un fabbisogno energetico stimato in 1,5 gigawatt e investimenti previsti nel comparto di circa 11 miliardi di euro nei prossimi cinque anni, su un totale nazionale di 22 miliardi. La legge, composta da 10 articoli, è stata presentata dal relatore Jonathan Lobati, presidente della Commissione Territorio per Forza Italia.
Le priorità della norma: aree dismesse, rinnovabili e stop al consumo di suolo agricolo
La legge individua le aree di rigenerazione urbana, le zone dismesse, contaminate, degradate o sottoutilizzate come sedi prioritarie per i nuovi insediamenti. Chi invece intende realizzare un data center su suolo agricolo dovrà versare un contributo di costruzione maggiorato, destinato a misure compensative di riqualificazione urbana e ripristino dei servizi ecosistemici. Sul fronte energetico, la norma punta a limitare operazioni speculative e a favorire l’utilizzo di fonti rinnovabili, con misure premiali per chi rispetta le priorità insediative.
Le due principali novità operative riguardano la possibilità per i Comuni di accedere a meccanismi di compensazione ambientale per i data center localizzati in aree industriali dismesse, e l’estensione a un anno, rispetto ai precedenti sei mesi, del termine per adeguare gli strumenti urbanistici alle nuove disposizioni.
Lo sportello regionale per i centri dati e la cabina di regia
La legge istituisce uno “Sportello regionale per i centri dati”, cui spetterà la gestione del procedimento unico per il rilascio delle autorizzazioni, tra cui l’Autorizzazione Integrata Ambientale di competenza regionale e l’Autorizzazione Unica Ambientale di competenza provinciale. Una task force tecnica fornirà le linee di indirizzo amministrativo per accompagnare i procedimenti. Il monitoraggio dell’applicazione della legge sarà affidato a una cabina di regia che include Regione, ANCI Lombardia, ARPA, ERSAF, Città Metropolitana di Milano, Università e gestori delle reti infrastrutturali elettriche. Province e Città Metropolitana saranno tenute a pubblicare le informazioni raccolte sui propri siti istituzionali, pena l’esclusione dall’assegnazione delle risorse regionali in materia di governo del territorio.
Il dibattito in aula: maggioranza e opposizione su fronti opposti
La discussione in Consiglio ha visto la maggioranza sottolineare la necessità di governare con regole chiare un settore strategico per l’economia digitale e la competitività delle imprese. L’assessore Sertori ha definito la legge “uno strumento per evitare ogni forma di commissariamento” e ha ricordato che la rete di distribuzione elettrica lombarda è “tra le più stabili e affidabili in Europa.” L’assessore Comazzi ha parlato di “punto di riferimento nazionale”, aggiungendo: “Senza una legge c’è l’anarchia.”
L’opposizione ha invece sollevato riserve sull’assenza di un coinvolgimento diretto dei Comuni, sull’equilibrio tra sviluppo e tutela del territorio e sulla mancanza di limitazioni esplicite alla realizzazione di data center in aree verdi. Pd, Movimento 5 Stelle, AVS e Patto Civico hanno evidenziato come la norma non affronti in modo adeguato le questioni di programmazione territoriale e pianificazione del suolo.