Dinosauri in Regione: in piazza Città di Lombardia arriva “Dino Fraele”, tra scienza e selfie fino al 6 gennaio
Un dinosauro preistorico scoperto allo Stelvio, visitabile fino al 6 gennaio.
Un tuffo nel passato più remoto della Lombardia arriva nel cuore di Milano. Fino al 6 gennaio, piazza Città di Lombardia ospita la riproduzione di un dinosauro che popolava il territorio regionale oltre 200 milioni di anni fa. L’installazione è allestita all’interno dell’igloo posizionato davanti all’auditorium Testori ed è pensata per essere ammirata da vicino e fotografata.
La storia di “Dino Fraele”
La riproduzione, in scala 1:2, rappresenta una specie di dinosauro vissuta alla fine del Triassico. L’esemplare è stato ribattezzato “Dino Fraele”, un nome che richiama la valle alpina dove sono state individuate numerose impronte fossili, perfettamente conservate, con evidenti tracce di dita e artigli.
Le orme sono state rinvenute nel Parco Nazionale dello Stelvio, tra le aree montane di Bormio e Livigno, confermando che la Lombardia era abitata da dinosauri in un’epoca in cui il paesaggio era molto diverso da quello attuale.
Dalla scoperta scientifica ai luoghi olimpici
“Dino Fraele” è stato realizzato in occasione della recente presentazione scientifica che ha acceso i riflettori internazionali sulla scoperta delle tracce di dinosauro in alta quota. La sua presenza a Milano rafforza il legame tra ricerca, divulgazione scientifica e territori che saranno protagonisti anche delle Olimpiadi invernali.
L’iniziativa è pensata soprattutto per bambini e famiglie, ma è aperta a tutti. Visitatori e curiosi possono osservare da vicino il dinosauro e scattare foto e selfie in un contesto suggestivo, trasformando la scienza in un’esperienza accessibile e coinvolgente.
Fontana: “Un orgoglio per tutta la Lombardia”
“È un’occasione per i più piccoli e per le loro famiglie, ma anche per chiunque voglia celebrare una scoperta eccezionale”, ha commentato il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana. “Un ritrovamento che ha portato la Lombardia all’attenzione della comunità scientifica internazionale”.