Fine vita in Lombardia, Bertolaso prepara un vademecum per le Ats ma Lega e FdI insorgono: “Non spetta alle Regioni”
L’assessorato al Welfare ha predisposto una bozza avanzata di linee guida per ospedali e pazienti. L’Associazione Coscioni rilancia la raccolta firme e attacca: “Cinque mesi di attesa sono inaccettabili”
Il dibattito sul fine vita si riaccende in Lombardia con una polarizzazione interna al centrodestra regionale che segnala la complessità politica e giuridica della questione. L’assessorato al Welfare guidato da Guido Bertolaso ha predisposto una bozza avanzata di vademecum per ospedali, Ats e pazienti che chiedono l’accesso alla procedura, già condivisa con i capigruppo della maggioranza. Una mossa che ha immediatamente provocato la reazione di Lega e Fratelli d’Italia.
Lega e FdI contro le soluzioni regionali: “Rischio federalismo della morte”
La linea tradizionale del centrodestra lombardo è sempre stata quella di rimandare la questione al Parlamento, rivendicando la necessità di una legge nazionale che fissi regole uniformi su tutto il territorio. I consiglieri leghisti, pur prendendo atto dell’iniziativa di Bertolaso, hanno ribadito che il tema “non può essere affrontato con percorsi differenti da Regione a Regione, creando disparità territoriali su questioni che riguardano la vita e la dignità della persona”. Ancora più netto il consigliere di Fratelli d’Italia Matteo Forte, che ha parlato di “errore politico” denunciando il rischio di un “federalismo della morte” in assenza di una cornice legislativa nazionale.
La Corte costituzionale smentisce la pregiudiziale del 2024
Il nodo giuridico è però più intricato di quanto la posizione di Lega e FdI lasci intendere. Nel novembre 2024 il Consiglio regionale lombardo aveva approvato una pregiudiziale di costituzionalità sulla proposta di legge regionale promossa dall’Associazione Coscioni, di fatto bloccandone l’iter. Nel 2025, tuttavia, la Corte costituzionale ha chiarito che, nell’ambito della tutela della salute, le Regioni possono disciplinare modalità e tempi con cui il servizio sanitario garantisce l’accesso effettivo alla procedura. Una pronuncia che ha di fatto svuotato di fondamento quella pregiudiziale e che costituisce la base giuridica su cui si muove l’iniziativa di Bertolaso.
Cappato e Coscioni: “Linee guida non bastano, servono cinque mesi in meno”
L’Associazione Luca Coscioni, che ha ripreso la raccolta firme per una nuova proposta di legge regionale, accoglie con favore il fatto che Bertolaso si stia muovendo, ma ne evidenzia i limiti. “Se non fosse competenza regionale, Bertolaso starebbe semplicemente compiendo un abuso”, commentano Marco Cappato e Cristiana Zerosi. Restano però due problemi aperti: le linee guida hanno valore non vincolante per le strutture sanitarie, mentre una legge riconosce un diritto in capo ai pazienti; e i tempi di attesa previsti dalla bozza, pari a cinque mesi per rispondere alle richieste, vengono giudicati “inaccettabili per persone in condizioni di sofferenza insopportabile”. L’iniziativa di Bertolaso, conclude l’associazione, non elimina la necessità di una legge regionale, ma ne conferma la legittimità giuridica.
Il contesto nazionale: il 3 giugno possibile apertura in Senato
Sullo sfondo si muove anche il dibattito parlamentare. In Senato è stata fissata al 3 giugno la data per avviare la discussione della proposta di legge presentata dalle opposizioni, a meno che entro quella data non si trovi un accordo per un testo condiviso tra le forze politiche. Un appuntamento che potrebbe ridefinire i margini di intervento regionale, o al contrario confermare la necessità che le Regioni colmino il vuoto lasciato dall’inerzia del legislatore nazionale.