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Categoria: ISTITUZIONI

Fine vita, Mirabelli: "La società va avanti, la politica no. In Senato la legge è bloccata da sette anni"

Il senatore dem, affetto da Sla, ha affidato a un testo scritto il proprio intervento al convegno Salute Direzione Nord. Riconosce due meriti alle linee guida della Regione Lombardia sul suicidio assistito, ma contesta il comitato etico aggiuntivo e il richiamo alle cure palliative.

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Franco Mirabelli non è potuto essere presente al convegno Salute Direzione Nord per motivi di salute. Il senatore del Partito Democratico, colpito dalla sclerosi laterale amiotrofica, comunica attraverso un lettore oculare e per questa ragione aveva comunque scelto di preparare un testo scritto per l'occasione. Due i temi che ha affrontato, tenuti volutamente insieme: la morte medicalmente assistita e la condizione di chi assiste i malati non autosufficienti. "In entrambi i casi il nostro Paese non è ancora riuscito a dotarsi di una legge nazionale ed è grave", scrive, perché "anche da come si affrontano queste due questioni si misura la civiltà di un Paese".


Sul fine vita Senato in stallo da sette anni 


Il primo affondo riguarda il Parlamento. Mentre diverse Regioni, di centrosinistra ma anche il Veneto, hanno legiferato applicando le pronunce della Corte costituzionale, a Palazzo Madama il testo sul fine vita resta fermo. "In Senato la legge sul fine vita è bloccata da sette anni dalle forze dell'attuale maggioranza", afferma Mirabelli, che legge in quello stallo una frattura: "È sempre più evidente che gli italiani, lo dimostrano i sondaggi, chiedono in modo trasversale di regolamentare il fine vita. È chiaro che su questo la società va avanti guardando alla vita reale e non alle ideologie mentre la politica non risponde".


Due meriti riconosciuti all'assessore Bertolaso


Sulla circolare lombarda il giudizio non è liquidatorio, anzi si apre con un riconoscimento. Il primo merito, per Mirabelli, sta nel fatto che il documento "riconosce il valore normativo delle sentenze della Corte e garantisce gli operatori descrivendone ruolo e funzioni". Il secondo riguarda il coinvolgimento del servizio pubblico accanto a chi sceglie di porre fine alla propria vita, "un passaggio tutt'altro che scontato". Il senatore lo sottolinea guardando a Roma: "In parlamento, nonostante la sentenza della corte sia chiara su questo punto, parte del governo vorrebbe che il servizio sanitario non se ne occupasse. Come dire a chi arriva a questa drammatica scelta: noi non possiamo proibirtelo ma non vogliamo saperne niente e ti arrangi".


Perché le cure palliative non risolvono la questione


Il primo rilievo critico nasce da una domanda che Mirabelli definisce provocatoria: perché la circolare dedica tanto spazio alle cure palliative? Il senatore ne rivendica il valore come diritto esigibile, sottolineando che il problema semmai è applicare la legge nazionale su tutto il territorio, visto che "chi ha, come me, la Sla può testimoniare che i servizi non sono uguali per efficienza e qualità in tutta Italia". Ma contesta il nesso implicito: "L'idea che se ci sono le cure palliative non c'è ragione per la morte medicalmente assistita è sbagliata". E porta il proprio caso come prova a contrario: "Io grazie all'assessore, a Nemo e alla fondazione Maddalena Grassi sono curato bene. Ma non è per questo che ho scelto di non utilizzare il testamento biologico per farla finita. Sono altre le ragioni". Il passaggio si chiude con un riconoscimento della ragione altrui: "Capisco che chi è inguaribile, dipendente da supporti vitali, sofferente, nella propria disperazione possa non trovare più ragioni per andare avanti".


Il comitato etico come ostacolo 


La seconda obiezione è procedurale ma ha ricadute concrete. La circolare introduce un comitato etico che si aggiunge all'organismo già incaricato di verificare la sussistenza delle condizioni. Per Mirabelli si tratta di un passaggio ridondante: una volta fissati i criteri dalle sentenze della Corte e accertato che ricorrano, quel comitato "serve solo ad allungare i tempi, introduce un nuovo ostacolo a chi ha maturato una scelta difficile che porta sofferenze indicibili e alla sua famiglia". La conclusione è netta: "Verificate le condizioni bisogna rispettare le decisioni, garantire libertà di scelta non giudicare".


Cosa dovrebbe contenere una legge nazionale


Al di là delle discipline regionali, il senatore indica due materie che solo il Parlamento può regolare: la definizione di quali siano i supporti vitali e le modalità di autosomministrazione del farmaco letale. Senza, avverte, si aprono disparità fra territori: "Deve essere fatto per evitare che ci possano essere differenziazioni ingiuste tra chi soffre". Il criterio che propone è quello della dignità di chi "sceglie di porre fine alla propria esistenza non per capriccio, ma perché in grado di decidere, soffre di una malattia inguaribile ed è dipendente da supporti vitali".


Caregiver, la bocciatura della proposta del governo


La seconda parte dell'intervento riguarda le centinaia di migliaia di persone che assistono familiari non autosufficienti, un numero destinato a crescere. Sul piano nazionale Mirabelli respinge il testo dell'esecutivo con numeri precisi: riconoscerebbe "solo il dieci per cento dei caregiver, dando loro quattrocento euro al mese ma chiedendo almeno novantuno ore di lavoro", e senza politiche di sostegno. Le risorse, aggiunge, vanno commisurate al valore reale del lavoro di cura e non ricavate svuotando i fondi per la disabilità.


Formazione, sostituzioni e contributi previdenziali


Accanto ai trasferimenti economici il senatore elenca i servizi che mancano: formazione e informazione, accesso prioritario alle prestazioni pubbliche e la possibilità concreta di staccare da un impegno che definisce "molto pesante e di grande responsabilità, come potrebbero raccontare mia moglie e mio figlio". Resta poi la questione previdenziale per chi lascia il lavoro o non ha mai potuto iniziare: servono contributi garantiti, percorsi di rientro e, per i più giovani, strumenti di ingresso nel mercato del lavoro.


La legge lombarda e le sue lacune


Sul versante regionale il giudizio è parzialmente positivo. La Lombardia "ha una buona legge", scrive Mirabelli, che però necessita di maggiori risorse e di una platea più ampia, a partire dai conviventi non familiari oggi esclusi. Rimane inoltre inattuata la parte che prevede servizi per le famiglie. La sintesi del suo intervento sta in sei parole: "Solitudine, sofferenza e abbandono da un lato e libertà, dignità e diritti dall'altro".



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