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Il Comune di Milano abbassa l'affitto alle società sportive di quartiere: canoni giù dal 30% al 10%

La modifica al Regolamento sugli immobili comunali riguarda le strutture che per dimensioni o vincoli non generano margini. In cambio dello sconto, i gestori rinunciano a naming e pubblicità esterna.

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Il Consiglio comunale di Milano ha approvato una modifica al Regolamento per l'uso degli immobili di proprietà comunale che interviene su un capitolo finora rigido: il canone dovuto da chi gestisce impianti sportivi pubblici senza poterne ricavare un profitto. Fino a oggi la norma consentiva di applicare a queste realtà un canone agevolato, ma con un pavimento fissato al 30% del valore di mercato. La nuova formulazione permette all'amministrazione di scendere ulteriormente, fino a un minimo pari al 10%.


Quali strutture rientrano nella categoria


Il perimetro non è generico. La riduzione si applica esclusivamente agli impianti definiti privi di rilevanza economica, ossia quelle strutture che per superficie, caratteristiche costruttive o vincoli non consentono al concessionario di generare un margine reale. Si tratta in prevalenza di impianti di piccole dimensioni, affidati con concessione d'uso a soggetti senza scopo di lucro. Realtà che devono comunque farsi carico dei costi di gestione ordinaria e di manutenzione, voci che su un campo o una palestra di quartiere pesano indipendentemente dal numero di iscritti.


I criteri per concedere lo sconto


La riduzione non sarà automatica. L'amministrazione dovrà valutare caso per caso tre elementi: il contesto socio-demografico in cui l'impianto si colloca, le caratteristiche tecniche della struttura e la rilevanza sociale delle attività che vi si svolgono. In altri termini, un campo situato in un quartiere periferico e frequentato da minori seguiti da una società dilettantistica potrà accedere a condizioni diverse rispetto a un impianto in una zona centrale con un bacino d'utenza differente.


Il contrappeso: stop a naming e sponsorizzazioni esterne


All'agevolazione corrispondono obblighi precisi. I concessionari dovranno continuare a realizzare gli interventi sull'impianto previsti dal contratto, senza che lo sconto sul canone si traduca in un alleggerimento delle manutenzioni a loro carico.


Il secondo vincolo riguarda la comunicazione commerciale: chi ottiene la riduzione rinuncia a brandizzare la struttura, ad attribuirle un nome commerciale e a sfruttarla a fini pubblicitari. Restano ammesse forme limitate di pubblicità interna, purché compatibili con la natura dell'impianto e destinate unicamente a contribuire all'equilibrio economico della gestione.


Riva e Conte: "Valore sociale dove non c'è margine economico"


"Vogliamo premiare le realtà che ogni giorno garantiscono sport accessibile e fanno vivere i quartieri attraverso lo sport", dichiarano l'assessora allo Sport Martina Riva e l'assessore al Bilancio e Patrimonio Emmanuel Conte. "Parliamo di impianti che non producono margini economici, ma un enorme valore sociale: sono luoghi di sport, aggregazione e presidio del territorio. Ridurre il canone, quando ne ricorrono le condizioni, significa rendere più sostenibile la loro gestione, tutelare chi se ne prende cura e creare le condizioni perché sempre più realtà del territorio possano partecipare alle procedure di affidamento". L'ultimo passaggio indica un problema pratico noto agli uffici: quando il canone è troppo alto rispetto alla capacità di spesa delle associazioni, i bandi di affidamento rischiano di andare deserti.


Dieci impianti in quattro Municipi già individuati


La ricognizione è già partita. Nei mesi scorsi l'Area Sport ha esaminato le concessioni in scadenza nel corso del 2026, individuando dieci impianti privi di rilevanza economica distribuiti nei Municipi 4, 7, 8 e 9.


Saranno quelli il primo banco di prova della nuova disciplina.


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