La Lega blinda la Regione Lombardia: il pranzo di La Russa su Milano accende la miccia nel centrodestra
Romeo e Sorte legano la corsa per Palazzo Marino alla successione a Fontana. De Chirico critica il “balletto dei nomi”, mentre il governatore uscente avalla le pretese del Carroccio
Il pranzo organizzato nella propria residenza dal presidente del Senato Ignazio La Russa, al quale hanno preso parte alcuni possibili aspiranti alla fascia di sindaco di Milano insieme al leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, ha generato conseguenze politiche che vanno ben oltre la partita amministrativa milanese. All’appuntamento, già emerso nei giorni precedenti, non erano presenti i dirigenti nazionali di Lega e Forza Italia.
L’incontro voluto da La Russa ha finito per riaprire contemporaneamente due fronti negoziali: quello relativo alle prossime elezioni comunali di Milano e quello, più delicato, riguardante il futuro vertice della Regione Lombardia. La partecipazione di Lupi, unita alle indiscrezioni secondo cui Fratelli d’Italia potrebbe appoggiarne la corsa, ha innescato una risposta rapida da parte degli alleati di coalizione. Dal Carroccio e da settori di Forza Italia è arrivato un segnale univoco: qualora FdI decidesse di puntare sul proprio candidato per Palazzo Marino, la Lega rivendicherebbe in cambio la guida della prossima Regione Lombardia.
Romeo avvisa gli alleati: “La Regione sarà della Lega”
Il commento più diretto è arrivato da Massimiliano Romeo, capogruppo del partito al Senato e presidente della Lega Lombarda, che ha trasformato l’iniziativa di La Russa in un monito rivolto agli equilibri interni alla coalizione. “Se il presidente La Russa organizza pranzi per scegliere il candidato sindaco di Milano e sceglie Lupi, allora noi organizzeremo cene per scegliere il candidato presidente della Regione Lombardia, che sarà sicuramente della Lega”, ha dichiarato.
Dietro il tono scherzoso si cela una rivendicazione politica precisa. Il Carroccio non si limita a contestare le modalità con cui si discute del nome per Milano, ma introduce una logica di compensazione tra le principali cariche istituzionali lombarde. In questo modo, la scelta per Palazzo Marino viene esplicitamente collegata alla successione alla presidenza regionale, facendo assumere alla partita milanese un peso che riguarda l’intera architettura di potere del centrodestra lombardo.
Sorte apre ufficialmente la partita per il dopo Fontana
Sulla stessa linea si è posizionato Alessandro Sorte, coordinatore regionale di Forza Italia, secondo cui un eventuale endorsement di Fratelli d’Italia a favore di Lupi produrrebbe una conseguenza politica automatica sulla futura corsa regionale. “Se FdI si intesta la candidatura di Lupi mi sembra evidente che abbia rinunciato alla presidenza della Regione Lombardia: è un fatto politico”, ha affermato l’esponente azzurro, precisando che il suo partito seguirà “con molto interesse la partita che si apre per la Regione”.
Le dichiarazioni di Sorte ampliano il perimetro dello scontro. Non si tratta più soltanto del malumore leghista per essere stata tenuta fuori dal tavolo, ma della possibilità che anche Forza Italia interpreti la scelta per Milano come il primo tassello di un accordo più complesso sugli assetti regionali. Un’eventuale investitura di Lupi da parte di FdI diventerebbe così l’antefatto della trattativa sul successore di Fontana.
Posizione più cauta ha assunto il vicecoordinatore regionale di Forza Italia Alessandro Cattaneo, che ha chiesto alla coalizione di archiviare rapidamente il metodo degli incontri informali. “Al di là di incontri episodici, dei pranzi e delle cene, cerchiamo di arrivare il prima possibile a un tavolo unitario del centrodestra: è da lì che deve uscire il nome condiviso del candidato sindaco di Milano. Ora basta discussioni, serve un tavolo il prima possibile”, ha dichiarato.
De Chirico: “Basta nomi, servono idee per Milano”
La discussione interna al centrodestra non si esaurisce nella distribuzione delle candidature tra i partiti. Alessandro De Chirico, consigliere comunale di Forza Italia, ha messo in discussione il metodo stesso con cui la coalizione sta gestendo la corsa a Palazzo Marino. Pur ribadendo stima personale nei confronti del presidente del Senato, De Chirico ha definito il confronto sui nomi un “balletto” che rischia di portare scarsa fortuna alla coalizione. Secondo il consigliere, prima ancora di individuare un candidato occorre costruire una proposta politica riconoscibile, capace di rappresentare un’alternativa dopo quindici anni di amministrazioni di centrosinistra. “Anziché trovarci a tavola sediamoci intorno a dei tavoli tematici e lavoriamoci tutti insieme”, ha proposto, sollecitando il coinvolgimento di consiglieri comunali, rappresentanti dei Municipi e dirigenti di partito.
Per De Chirico, il centrodestra dovrebbe superare le contrapposizioni schematiche su singoli temi, come le piste ciclabili, per elaborare invece una visione della città pragmatica, liberale e razionale, priva di impostazioni ideologiche e capace di leggere le trasformazioni sociali intervenute a Milano negli ultimi anni.
Il giudizio riservato a Lupi non è meno diretto. Pur dichiarando rispetto personale per il leader di Noi Moderati, De Chirico ha condiviso la valutazione espressa dall’ex consigliere comunale Pietro Tatarella, secondo cui Lupi rappresenterebbe “un nome che andava bene vent’anni fa”. Il consigliere di Forza Italia ha aggiunto di non aver ancora riscontrato proposte particolarmente innovative per la città da parte del leader di Noi Moderati. Diverso il giudizio riservato a Carlo Cottarelli, figura che secondo De Chirico avrebbe potuto attrarre il consenso delle nuove generazioni, offrendo al contempo garanzie al mondo produttivo e a quella parte della città più interessata a stabilità amministrativa e concretezza gestionale.
Fontana avalla le pretese del Carroccio
A sostenere la posizione della Lega è intervenuto anche Attilio Fontana. Il presidente uscente della Regione Lombardia, interpellato dai giornalisti a Palazzo Marino, ha riconosciuto la fondatezza della richiesta avanzata dal proprio partito di indicare il futuro candidato del centrodestra alla presidenza regionale. “Io credo che questo aspetto varrebbe in ogni caso. È chiaro che questo è un elemento in più per continuare a insistere per avanzare una candidatura della Lega, ma varrebbe comunque”, ha spiegato il governatore.
Fontana ha chiarito che la rivendicazione del proprio partito resterebbe valida indipendentemente dall’esito della partita milanese, ammettendo comunque che un’eventuale candidatura espressa da Fratelli d’Italia per le comunali costituirebbe un argomento aggiuntivo a sostegno delle pretese leghiste. Con queste dichiarazioni, il governatore uscente conferma pubblicamente che la successione alla guida della Lombardia dovrebbe restare in capo al Carroccio, sancendo di fatto l’intreccio ormai evidente tra la scelta del sindaco di Milano e gli equilibri futuri della Regione.