“Le idee hanno bisogno di coraggio”: Regione Lombardia commemora Sergio Ramelli
Milano – A cinquant’anni dalla tragica morte di Sergio Ramelli, giovane studente milanese vittima di violenza politica nel 1975, Regione Lombardia ha organizzato una serata commemorativa presso l’Auditorium Testori di Piazza Città di Lombardia. L’evento, intitolato “Le idee hanno bisogno di coraggio”, ha richiamato numerosi esponenti delle istituzioni, della cultura e della società civile, in […]
Milano – A cinquant’anni dalla tragica morte di Sergio Ramelli, giovane studente milanese vittima di violenza politica nel 1975, Regione Lombardia ha organizzato una serata commemorativa presso l’Auditorium Testori di Piazza Città di Lombardia. L’evento, intitolato “Le idee hanno bisogno di coraggio”, ha richiamato numerosi esponenti delle istituzioni, della cultura e della società civile, in un momento intenso di memoria e riflessione.
Una serata di memoria e impegno civile
La commemorazione, patrocinata da Regione Lombardia, ha sottolineato l’importanza della memoria come esercizio di responsabilità quotidiana, e non come semplice rituale formale. Attraverso interventi istituzionali e culturali, l’iniziativa ha voluto ribadire i valori della libertà di pensiero, della tolleranza e del coraggio di esprimere le proprie idee.
Mostra “Il coraggio della libertà” e interventi istituzionali
La serata si è aperta con l’inaugurazione della mostra “Il coraggio della libertà”, seguita dai saluti istituzionali del presidente della Regione, Attilio Fontana, e della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Un momento significativo che ha dato avvio a una serie di iniziative volte a mantenere viva la memoria di Sergio Ramelli.
Premi “Mille città per Sergio” e murale commemorativo
Durante l’evento, l’assessore alla Cultura di Regione Lombardia, Francesca Caruso, ha consegnato i riconoscimenti previsti dal progetto “Mille città per Sergio”, premiando i Comuni che hanno intitolato spazi pubblici in sua memoria. A seguire, è stato presentato il Murale per Sergio, un’opera simbolica destinata a perpetuare il suo ricordo nel tessuto urbano.
Cultura, musica e riflessioni: “Parole, immagini e musica per Sergio”
La serata è proseguita con “Parole, immagini e musica per Sergio”, a cura di Alberto Busacca, che ha visto gli interventi degli autori Nicola Rao, Giuseppe Culicchia, Federica Venni e Andrea Arbizzoni, alternati a performance artistiche dedicate alla figura di Ramelli.
Confronto sul passato e sul presente: “Mai più a scuola di odio” e “Non fu un gioco da ragazzi”
Tra i momenti più intensi, l’intervista “Mai più a scuola di odio”, condotta dal giornalista Giannino Della Frattina al sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti, e il segmento “Non fu un gioco da ragazzi”, con il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi e il cantautore Enrico Ruggeri, che ha ripercorso, tra parole e musica, gli anni di piombo.
A concludere l’evento, l’intervista “Le idee hanno bisogno di coraggio” condotta da Paola Colonnello, che ha visto protagonisti il presidente del Senato Ignazio La Russa e il giudice Guido Salvini in un confronto sui temi della giustizia, della memoria storica e dell’impegno civile.
Francesca Caruso: “Ramelli, una memoria da restituire al Paese”
«Ricordare Sergio Ramelli – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Francesca Caruso – significa restituire visibilità a una pagina della storia italiana troppo a lungo rimossa. Ramelli fu un giovane vittima di odio ideologico, dimenticato per anni. Commemorarlo oggi è un atto di chiarezza e responsabilità civile».
Christian Garavaglia: “In democrazia si discute, non si uccide”
Christian Garavaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, ha sottolineato: «Ricordare Sergio significa riaffermare che in democrazia si combatte con le idee, non con la violenza. La sua tragedia ci ricorda l’urgenza di respingere ogni forma di estremismo e odio ideologico».
Simone Orlandi: “Sergio, un patrimonio di tutti gli italiani”
Simone Orlandi, coordinatore di Fratelli d’Italia Milano città, ha affermato: «Sergio Ramelli deve essere ricordato come un figlio d’Italia, vittima della violenza cieca degli anni bui. Oggi più che mai, il suo nome deve essere simbolo di libertà di pensiero e di coraggio civile, valori fondamentali per il nostro futuro».