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Categoria: ISTITUZIONI

Legge sui data center, la Lombardia cerca l’intesa: 50 sindaci al tavolo con il Consiglio regionale prima del voto del 26 maggio

La Lombardia ospita 67 dei 168 data center italiani. Il progetto di legge, atteso in Aula, punta a regolamentare localizzazione, consumo di suolo e impatto energetico. I Comuni chiedono più tempo e maggiore condivisione.

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Giovedì 21 maggio alle 11.30 si terrà a Palazzo Pirelli un incontro tra una delegazione di oltre 50 sindaci firmatari dell’appello per un ulteriore approfondimento sul progetto di legge regionale sui data center, e i rappresentanti dei gruppi consiliari di maggioranza e minoranza. L’iniziativa è stata convocata dal relatore del provvedimento Jonathan Lobati di Forza Italia, in vista del voto finale previsto in Aula martedì 26 maggio.

Gli amministratori locali avevano chiesto più tempo per esaminare una normativa ritenuta strategica ma complessa, evidenziando la necessità di una maggiore condivisione sui temi degli impatti ambientali, energetici e urbanistici e sul rispetto delle competenze comunali. La Regione ha risposto positivamente all’apertura del confronto, segnale apprezzato dai sindaci come atto di attenzione verso le comunità locali.

La Lombardia, prima regione italiana per data center

Il contesto che ha reso urgente una regolamentazione è chiaro nei numeri: la Lombardia ospita 67 dei 168 data center funzionanti in Italia al 2024, confermandosi il territorio che più di ogni altro ha registrato lo sviluppo di queste infrastrutture. Un primato che porta con sé impatti rilevanti su suolo, energia e ambiente, e che ha spinto la Regione a dotarsi di orientamenti uniformi per i Comuni lombardi in materia di insediamento.

Cosa prevede il progetto di legge

Il disegno di legge approvato in Commissione definisce i data center come insediamenti produttivi ai fini del calcolo del contributo di costruzione e introduce un sistema di governo regionale delle procedure autorizzatorie, in particolare le Autorizzazioni Integrate Ambientali, con tempi certi e coordinamento tra i diversi attori istituzionali.

Sul fronte della localizzazione, il provvedimento indica come prioritarie le aree di rigenerazione urbana, le zone dismesse, contaminate, degradate o sottoutilizzate. Lo scopo è disincentivare il consumo di suolo agricolo, prevedendo un contributo di costruzione più elevato per chi sceglie localizzazioni diverse, da destinare a misure compensative di riqualificazione territoriale.

Dal punto di vista energetico, il testo promuove l’utilizzo di fonti rinnovabili per governare i consumi elevati tipici di questi impianti, limitando operazioni speculative e favorendo il riutilizzo del calore prodotto per il teleriscaldamento e per le comunità energetiche rinnovabili.

Il relatore Lobati: “Le istanze dei Sindaci sempre al primo posto”

“Da sempre nella predisposizione di questo provvedimento abbiamo messo al primo posto le istanze dei Sindaci”, ha dichiarato Lobati, ricordando come già a gennaio, in occasione della prima audizione sul tema, si fosse tenuto un confronto con ANCI. Il relatore ha confermato la disponibilità a valutare ulteriori proposte migliorative che dovessero emergere dall’incontro di giovedì, prima del voto definitivo in Aula.

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