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Categoria: ARTE - CULTURA

“Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce”: all’Università Cattolica di Milano una mostra sull’eredità delle guerre

Dal 10 marzo al 10 aprile all’Università Cattolica di Milano la mostra “Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce”: 14 artisti riflettono sulle ferite dei conflitti.

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Le tracce lasciate dai conflitti, ciò che sopravvive alla distruzione e ciò che può nascere dalle rovine. Sono questi i temi al centro della mostra collettiva “Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce”, che sarà inaugurata il 10 marzo alle ore 18 nell’Aula Pio XI dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, in largo Gemelli.

L’esposizione, visitabile fino al 10 aprile 2026, rientra nel progetto culturale Itinerari Arte e Spiritualità, promosso dal Centro Pastorale dell’Ateneo insieme al Dipartimento di Storia dell’Arte. L’iniziativa coinvolgerà non solo la sede milanese, ma anche i campus universitari di Cremona, Piacenza, Brescia e Roma, con opere di 14 artisti contemporanei.

Un progetto tra arte, spiritualità e riflessione sul presente

Nato nel 2005, il progetto Itinerari Arte e Spiritualità propone ogni anno un tema capace di interrogare il presente attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea. Dal 2017 la curatela della mostra è affidata direttamente agli studenti dell’Ateneo, che lavorano in collaborazione con il Centro Pastorale guidato da Padre Enzo Viscardi e con il Dipartimento di Storia, Archeologia e Storia dell’Arte. Per l’edizione 2026 gli studenti-curatori hanno scelto di confrontarsi con una questione di forte attualità: le conseguenze della guerra, non tanto nel momento dello scontro, ma nel tempo che segue la fine del conflitto.

Le macerie come memoria e possibilità

Il punto di partenza concettuale della mostra è una celebre poesia di Giuseppe Ungaretti, San Martino del Carso, in cui il poeta descrive la devastazione del fronte con il verso: “Di queste case non è rimasto che qualche brandello di muro”.

La mostra si concentra proprio su quel momento sospeso che segue la distruzione. Non il rumore delle armi, ma il silenzio che resta dopo. Le macerie diventano così non soltanto resti materiali, ma anche ferite interiori, segni che continuano a vivere nelle persone e nella memoria collettiva. Secondo i curatori, l’obiettivo non è rappresentare direttamente la guerra, ma evocare ciò che lascia dietro di sé: assenza, perdita e responsabilità. L’arte diventa quindi uno spazio di riflessione dove la distruzione può trasformarsi in consapevolezza.

Opere diffuse tra chiostri e corridoi dell’Ateneo

Il percorso espositivo si sviluppa negli spazi dell’università, tra chiostri e corridoi, con opere pensate per intercettare lo sguardo di studenti, visitatori e passanti. Fotografia, pittura, installazione e disegno dialogano tra loro per raccontare diversi volti della memoria dei conflitti.

Tra i lavori esposti ci sono le fotografie di Gabriele Micalizzi, accanto alle installazioni di Fabrizio Dusi, Mauro Seresini e Simona e Lorenzo Perrone, che riflettono anche sull’uso dei materiali nelle zone di guerra. I disegni di Salvatore Garzillo e Adriano Caverzasio raccontano conflitti lontani nel tempo e nello spazio, ma accomunati dalle stesse conseguenze.

In mostra anche opere legate alla tradizione dell’Art Brut, grazie al contributo della Fondazione Carlo Zinelli, mentre artisti come Erk14, Valentina Achilli e Giampaolo Parilla affrontano il tema della fragilità umana, della comunicazione e delle mappe geopolitiche dei conflitti contemporanei.

Un progetto diffuso nelle sedi dell’Ateneo

Il progetto si estende anche agli altri campus dell’Università Cattolica. A Brescia sarà esposta un’opera di Luca Pancrazzi, mentre a Piacenza sarà protagonista il lavoro dell’artista indiana Vanshika Agrawal, che combina pittura, poesia e performance. A Roma e Milano sarà presente anche Silvia Stucky, artista impegnata su temi sociali, mentre la sede di Cremona ospiterà le fotografie di Marta Ferrarini, giovane autrice che utilizza l’immagine come strumento di relazione e connessione.

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