Mattarella a Milano, dal Politecnico alla Scala: la giornata del Capo dello Stato tra innovazione, memoria e fiducia nei giovani
Prima una lezione con Renzo Piano al Campus Leonardo, poi la cerimonia per gli ottant’anni dalla riapertura del teatro simbolo della rinascita italiana
La giornata milanese del presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha attraversato due luoghi e due anime della città: il Politecnico, laboratorio di futuro, e il Teatro alla Scala, custode della memoria. Un percorso ideale che ha unito ricerca e cultura, con al centro un messaggio ricorrente: la fiducia nel paese e nelle nuove generazioni.
Al Politecnico con Renzo Piano: il valore dell’errore come motore della scoperta
La mattina si è aperta al Campus Leonardo, nella sede della Fondazione Renzo Piano, dove Mattarella ha partecipato al laboratorio “Arte del costruire” insieme a un gruppo di studenti. Ad accoglierlo il sindaco Giuseppe Sala, il presidente della Regione Attilio Fontana e la rettrice Donatella Sciuto. Nel dialogo con l’architetto senatore a vita, il Capo dello Stato ha riflettuto sul ruolo dell’errore nella ricerca: molte scoperte fondamentali, ha ricordato, sono nate da piste rivelatesi improduttive che hanno poi aperto strade inattese. “Sbagliare è prezioso perché c’è il coraggio dell’ostinazione, di riprovare a cercare”, ha detto.
Mattarella: “Questa generazione ha passione e valori, a me piace molto”
Nel confronto con gli studenti, Mattarella ha espresso una fiducia netta nelle nuove generazioni, sgombrando il campo da ogni lettura pessimistica. “La passione questa generazione ce l’ha, anche più di quelle precedenti”, ha affermato. “È piena di valori positivi”. Il presidente ha poi distinto tra la trasmissione di valori e quella di modelli comportamentali: “Noi possiamo trasmettere valori di convivenza, non modelli di comportamento”. Ha chiuso con un riconoscimento diretto agli studenti: “C’è una grande capacità di creatività e questo ispira fiducia”.
Ottant’anni dal concerto di Toscanini: la Scala celebra la propria rinascita
Nel pomeriggio Mattarella si è trasferito al Teatro alla Scala per la cerimonia dedicata all’ottantesimo anniversario del concerto dell’11 maggio 1946, quando Arturo Toscanini salì sul podio per dirigere la riapertura del teatro ricostruito dopo i bombardamenti del 1943. Un appuntamento che nella memoria collettiva italiana va oltre la storia musicale, diventando simbolo della ricostruzione morale e civile del paese. Il concerto celebrativo è stato eseguito dall’Orchestra e dal Coro del Teatro alla Scala diretti da Riccardo Chailly e Alberto Malazzi, con pagine tratte dal Nabucco di Verdi.
Standing ovation per Mattarella e Liliana Segre
L’ingresso del presidente in platea ha suscitato una lunga standing ovation, preceduta da un’analoga accoglienza riservata alla senatrice a vita Liliana Segre. Applausi, grida di “bravo” e il teatro interamente in piedi hanno accompagnato Mattarella, che ha salutato il pubblico prima dell’esecuzione dell’inno nazionale.
Sala: “Democrazia rinnovata ogni giorno, altrimenti è solo imitazione”
Prima del concerto è intervenuto il sindaco Giuseppe Sala, che ha collegato la memoria del dopoguerra alle responsabilità del presente. Nel richiamare il valore simbolico di quell’11 maggio 1946, ha sottolineato il significato politico dell’anniversario: “La democrazia che intendiamo difendere è un processo continuo che si rinnova ogni giorno. Altrimenti non è più democrazia, ma soltanto la sua imitazione”. Sala ha poi ribadito la vocazione della città: “Vogliamo che Milano resti una città aperta, dinamica, capace di guardare all’Europa e al futuro senza rinunciare ai valori che ne hanno segnato la storia”.
Fiera e Scala, un legame che nasce nel dopoguerra
Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano, ha ricordato un capitolo meno noto di quella stagione di rinascita: nel 1946, con il teatro ancora in fase di ricostruzione, la prima stagione operistica della Scala si tenne all’interno del Palazzo dello Sport della Fiera, oggi Palazzo delle Scintille, che poteva accogliere fino a seimila spettatori. Un episodio che Bozzetti ha definito “un esempio straordinario di resilienza e collaborazione”, rimarcando come quella scelta comune incarni ancora oggi un modello: la capacità di mettersi al servizio della comunità nei momenti cruciali. “Celebrare questo anniversario”, ha concluso, “significa ricordare come insieme abbiamo contribuito a ricostruire non solo luoghi fisici, ma anche il tessuto culturale e civile della città”.