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Milano, dieci anni del Progetto Carcere: l’università arriva nelle carceri per studenti detenuti

Il Progetto Carcere della Statale compie 10 anni: 175 studenti detenuti, corsi universitari e supporto educativo in Lombardia.

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Il Progetto Carcere dell’Università degli Studi di Milano ha festeggiato dieci anni di attività con un evento speciale alla presenza della Rettrice Marina Brambilla e di rappresentanti istituzionali, tra cui Stefania d’Agostino del Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria e Giancarlo Monina, Presidente del CNUPP.

Il progetto, nato nel 2015, ha trasformato il Polo Universitario Penitenziario della Statale nel più grande d’Italia e tra i principali in Europa per numero di studenti detenuti e per la partecipazione di tutor e docenti.

Numeri e risultati del progetto

In dieci anni, il Progetto Carcere ha permesso a 24 detenuti di conseguire la laurea, coinvolgendo circa 600 tutor e 35 docenti titolari di corsi, oltre a numerosi altri collaboratori per singole lezioni. Sono stati organizzati 55 laboratori e corsi didattici, per oltre 1.000 ore di lezione, con la partecipazione di quasi 1.200 studenti esterni che hanno interagito con studenti detenuti.

Attualmente, 175 detenuti seguono corsi universitari in otto istituti lombardi, tra cui 9 studentesse e 166 studenti. L’offerta formativa comprende 34 corsi di laurea, con una prevalenza per i corsi triennali in Filosofia, Scienze Politiche, Scienze Umanistiche per la Comunicazione, Scienze dei Servizi Giuridici e Giurisprudenza.

Tutor e strumenti di supporto allo studio

I 170 tutor attivi nel 2025 accompagnano gli studenti detenuti in ogni fase del percorso accademico, aiutandoli nella gestione dei materiali didattici, nella preparazione degli esami e nella costruzione di un metodo di studio efficace.

Dal 2022 è operativo il primo Osservatorio nazionale sul diritto allo studio in carcere, con l’obiettivo di monitorare le condizioni di apprendimento e valutare l’impatto degli interventi formativi. Grazie a questa iniziativa, gli studenti universitari detenuti in Lombardia sono stati esentati dal pagamento della tassa regionale per il diritto allo studio e dotati di strumenti digitali, come PC e stampanti, all’interno di strutture penitenziarie come Opera e Bollate.

Un ponte tra università e carcere

Secondo la Rettrice Brambilla, il progetto “realizza un dettato costituzionale, forma alla coesione sociale e offre agli studenti detenuti strumenti per reinserirsi nella società”. Anche per gli studenti liberi, l’esperienza rappresenta un’occasione di crescita umana e civica, permettendo loro di confrontarsi con realtà spesso marginalizzate.

Il Prorettore Stefano Simonetta definisce il Progetto Carcere come un vero e proprio “ponte civico” che collega l’Ateneo agli istituti penitenziari, promuovendo l’inclusione, il diritto allo studio e il reinserimento sociale di chi è temporaneamente separato dalla comunità.

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