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Categoria: ISTITUZIONI

Milano e il nodo casa, la Lega attacca Sala: “Città sempre più inaccessibile al ceto medio”

Il caro abitazioni torna al centro del dibattito politico milanese

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Il tema dell’emergenza abitativa a Milano torna al centro dello scontro politico cittadino. A rilanciarlo è Samuele Piscina, consigliere comunale e segretario provinciale della Lega, che punta il dito contro l’amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Sala, accusandola di aver favorito un modello urbano sempre meno sostenibile per famiglie, lavoratori e redditi medi. Le dichiarazioni arrivano dopo la pubblicazione di analisi internazionali sul mercato immobiliare milanese, che evidenziano l’aumento dei prezzi delle abitazioni e la crescente difficoltà di accesso alla casa nel capoluogo lombardo.

Prezzi in crescita e affitti sempre più alti

Secondo Piscina, i numeri confermerebbero una tendenza ormai consolidata: negli ultimi dieci anni il costo delle case a Milano sarebbe aumentato del 57%, mentre i canoni di locazione avrebbero registrato un incremento del 70% a partire dal 2018. Dati che, secondo l’esponente leghista, incidono in modo diretto sulla qualità della vita dei residenti e sulla permanenza in città delle fasce sociali tradizionalmente legate a Milano. Particolarmente significativo, nella lettura politica proposta dalla Lega, il rapporto tra valore degli immobili e reddito disponibile, indicato a quota 12,5, superiore a quello di metropoli come Londra.

“Milano vetrina”, l’accusa alla giunta Sala

Piscina descrive l’attuale trasformazione urbana come un processo di selezione economica che favorirebbe investitori, capitali e fasce di reddito elevate, penalizzando invece il ceto medio e popolare.
Secondo il consigliere comunale, la crescita dei valori immobiliari non corrisponderebbe a uno sviluppo equilibrato della città, ma a una progressiva espulsione dei residenti con minore capacità di spesa, costretti a cercare soluzioni abitative fuori dai confini cittadini. Una critica che si inserisce nel più ampio dibattito sul cosiddetto “modello Milano”, spesso celebrato per attrattività internazionale, investimenti e rigenerazione urbana, ma contestato da chi ne evidenzia i costi sociali.

Case popolari, il fronte del patrimonio pubblico

Nell’attacco politico rientra anche la gestione dell’edilizia residenziale pubblica comunale. Piscina cita i dati relativi al patrimonio amministrato da MM S.p.A., segnalando oltre 6.000 alloggi sfitti, una quota rilevante di morosità e numerosi casi di occupazione abusiva. Secondo la Lega, questi numeri mostrerebbero inefficienze amministrative in un momento in cui la domanda di alloggi accessibili resta molto elevata. Il confronto viene fatto con ALER Milano, indicata dall’esponente del Carroccio come esempio di gestione più efficace per quanto riguarda la percentuale di appartamenti non assegnati.

Il doppio squilibrio tra pubblico e privato

Nella lettura proposta dall’opposizione, Milano starebbe vivendo una crisi su due livelli distinti ma collegati: da un lato il mercato privato, con prezzi elevati e offerta insufficiente; dall’altro il comparto pubblico, dove una parte del patrimonio abitativo resterebbe inutilizzata o in condizioni problematiche. Il risultato, sostiene Piscina, sarebbe una città sempre più polarizzata, nella quale chi lavora stabilmente fatica comunque a sostenere il costo dell’abitare.

Milano e l’esodo verso l’hinterland

Uno degli effetti più visibili del caro casa è il trasferimento crescente verso i comuni dell’area metropolitana. Sempre più famiglie, giovani coppie e lavoratori scelgono infatti l’hinterland per ragioni economiche, mantenendo spesso il legame professionale con Milano ma spostando altrove la residenza. Un fenomeno che ha ricadute su mobilità, servizi pubblici e qualità della vita, oltre a modificare progressivamente la composizione sociale della città.

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