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Categoria: ARTE - CULTURA

Milano onora la partigiana Jenide Russo: nuova targa in suo onore al giardino di Piazzale Bacone

Milano – Un nuovo spazio della città sarà dedicato alla memoria di Jenide Russo, operaia milanese e staffetta partigiana, deportata e morta nel campo di concentramento di Bergen-Belsen nel 1945. Mercoledì 9 aprile, alle ore 11, si terrà la cerimonia ufficiale di intitolazione del giardino di Piazzale Bacone, nel cuore del Municipio 3. L’iniziativa si […]

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Milano – Un nuovo spazio della città sarà dedicato alla memoria di Jenide Russo, operaia milanese e staffetta partigiana, deportata e morta nel campo di concentramento di Bergen-Belsen nel 1945. Mercoledì 9 aprile, alle ore 11, si terrà la cerimonia ufficiale di intitolazione del giardino di Piazzale Bacone, nel cuore del Municipio 3. L’iniziativa si inserisce nel programma “Tempo di Pace e di Libertà”, organizzato dal Comune di Milano per l’80° anniversario della Liberazione dal nazifascismo.

Una vita spezzata dalla deportazione: la storia di Jenide Russo

Nata a Milano il 23 giugno 1917, Jenide – il cui nome completo era Eneidina Russo – visse con la madre e le sorelle in via Paisiello 7, nel quartiere Città Studi. Lavoratrice instancabile, entrò nella Resistenza dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Attraverso il compagno Renato, combattente nella Brigata Garibaldi attiva in Val d’Ossola, scelse di unirsi alla lotta antifascista come staffetta partigiana nel distaccamento “5 Giornate”, collaborando strettamente con Egisto Rubini, figura di spicco dei GAP lombardi.

Arresto e deportazione: il prezzo della libertà

Il 18 febbraio 1944, Jenide fu arrestata a Milano mentre trasportava nitroglicerina destinata ai partigiani. A tradirla, una soffiata. Dopo l’arresto, fu rinchiusa nel carcere di Monza dove subì pesanti torture. In una lettera clandestina alla madre scrisse con fermezza: “Non hanno avuto la soddisfazione di vedermi gridare, piangere e tanto meno parlare”. Trasferita poi a San Vittore, passò per il campo di Fossoli e, il 2 agosto 1944, fu deportata in Germania a Ravensbrück, per poi finire a Bergen-Belsen, dove morì il 26 aprile 1945, pochi giorni dopo la liberazione del campo.

Simbolo di coraggio e resistenza: la città le rende omaggio

Jenide Russo rappresenta ancora oggi un esempio di coraggio, determinazione e fedeltà alla causa antifascista. Le sue parole e il suo silenzio sotto tortura ne fanno una figura emblematica della lotta per la libertà. Nel 2019, la città di Milano le ha già reso omaggio con una pietra d’inciampo collocata davanti alla sua abitazione di via Paisiello 7.

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