Milano rilancia 20 immobili dismessi: via al maxi piano del Comune per rigenerare edifici storici e spazi inutilizzati
Via libera della giunta al programma di valorizzazione del patrimonio pubblico
Il Comune di Milano accelera sul recupero del patrimonio immobiliare inutilizzato con un piano che coinvolge 20 edifici comunali oggi chiusi o in stato di abbandono. La giunta ha approvato tre delibere di indirizzo che aprono ufficialmente il percorso di valorizzazione di un ampio portafoglio di beni pubblici, affidando al partenariato tra pubblico e privato il compito di riportare questi spazi a nuova vita.
L’iniziativa, illustrata dall’assessore al Bilancio e Patrimonio Emmanuel Conte, punta a trasformare immobili fermi da anni in nuove opportunità urbane, sociali ed economiche. Per dimensioni e numero di strutture coinvolte, l’operazione viene indicata come una delle più significative mai avviate in Italia su scala cittadina.
Stop ai singoli bandi: nasce una strategia unica per il recupero urbano
Il Comune intende superare la logica degli interventi isolati e dei bandi sporadici, costruendo invece una visione organica del patrimonio dismesso. Il piano si fonda su un censimento aggiornato degli immobili inutilizzati, realizzato con il supporto dei Municipi e strumenti digitali, oltre al confronto con modelli europei già sperimentati. Nei prossimi mesi saranno pubblicati avvisi pubblici per raccogliere manifestazioni di interesse da parte di imprese, fondazioni, associazioni e soggetti del privato sociale.
Gli edifici simbolo: porte medievali, palazzi storici e magazzini comunali
Una parte rilevante del piano riguarda immobili di forte valore identitario per la città. Tra questi figurano la Pusterla di Sant’Ambrogio, la Porta Ticinese medievale, Palazzo Dugnani, i magazzini comunali di viale Vittorio Veneto e la porzione inutilizzata di Palazzo Calchi Taeggi. Si tratta di luoghi che rappresentano diverse epoche della storia milanese e che potrebbero tornare ad avere una funzione pubblica o culturale dopo anni di sottoutilizzo.
Cascine, ex scuole e spazi di quartiere: il rilancio del patrimonio diffuso
Accanto ai beni storici, il Comune punta anche sul recupero di immobili distribuiti nei quartieri. Tra questi l’ex scuola rurale di Lampugnano, l’ex casello ovest di Porta Ticinese, Cascina Corba, Cascina Cort del Colombin, l’ex Casa dell’Acqua del Trotter, l’ex circolo popolare di via Varesina, Cascina Molino Spazzola e Palazzo Galloni. Questi spazi potrebbero diventare presìdi civici, luoghi per associazioni, attività culturali, servizi di prossimità o nuove funzioni sociali.
Non solo Milano: nel piano anche colonie e strutture fuori città
Il programma comprende anche edifici situati fuori dal territorio comunale, ma di proprietà milanese. Tra questi strutture a Cerano d’Intelvi, Pietra Ligure, Cesenatico, Andora, Recco e Sondalo. Molti di questi immobili, spesso ex colonie o strutture storiche, risultano oggi inattivi ma conservano un potenziale significativo in chiave turistica, educativa o sociale.
I recuperi già avviati durante il mandato
Il Comune rivendica anche una serie di operazioni già concluse o in corso negli ultimi anni. Tra queste la Cascina Colombè, assegnata a Sogemi per il progetto Foody, e l’ex hammam di via Civitavecchia destinato a Casa Lilt.
Si aggiungono gli immobili di via Conca del Naviglio per l’ampliamento del PAN, l’ex obitorio di via Francesco Sforza affidato all’Università Statale, l’ex asilo di via Ugo Betti trasformato in area verde, il casello sud di piazza Cinque Giornate e l’ex Marchiondi destinato a residenza universitaria.
Workshop a Palazzo Reale per coinvolgere città e investitori
La strategia sarà al centro del workshop “Patrimonio pubblico: leva di sviluppo urbano e sociale”, in programma a Palazzo Reale. L’evento servirà a presentare il percorso avviato e ad aprire il confronto con istituzioni, operatori economici e realtà territoriali. Ad aprire i lavori sarà il sindaco Giuseppe Sala, insieme agli assessori coinvolti nei diversi ambiti della rigenerazione urbana.