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Pioggia estiva a Milano: un mare d’acqua che riempie quasi 2.000 stadi di San Siro

Milano affronta ogni anno precipitazioni significative che, in una singola giornata di pioggia estiva, possono accumulare oltre 23 milioni di metri cubi d’acqua. Questa quantità equivale a riempire circa 1.930 volte lo stadio di San Siro o a colmare quasi 9.450 piscine olimpioniche, secondo i dati forniti dal Servizio Sviluppo Sostenibile dell’Area Ambiente e Tutela […]

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Milano affronta ogni anno precipitazioni significative che, in una singola giornata di pioggia estiva, possono accumulare oltre 23 milioni di metri cubi d’acqua. Questa quantità equivale a riempire circa 1.930 volte lo stadio di San Siro o a colmare quasi 9.450 piscine olimpioniche, secondo i dati forniti dal Servizio Sviluppo Sostenibile dell’Area Ambiente e Tutela del Territorio della Città metropolitana, in collaborazione con la Fondazione Osservatorio Meteorologico Milano Duomo ETS.

Cambiamenti climatici e precipitazioni più intense: perché i temporali spaventano di più

Negli ultimi cento anni, il numero di giorni di pioggia a Milano è diminuito da 95 a 79 all’anno, con una perdita media di un giorno ogni sei anni. Tuttavia, la quantità totale di pioggia caduta resta pressoché invariata, con precipitazioni concentrate in periodi più brevi ma di maggiore intensità. Questo aumento della violenza degli eventi meteorologici rende i temporali estivi sempre più pericolosi, soprattutto nei mesi di maggio e novembre, che registrano i picchi più significativi negli ultimi 15 anni.

La pioggia non cade uniformemente: più precipitazioni al nord della Città metropolitana

Un altro elemento importante riguarda la distribuzione geografica delle precipitazioni nell’area milanese: le zone a nord registrano una media annua di circa 1.200 mm di pioggia, quasi il doppio rispetto ai 710 mm medi misurati nelle aree meridionali della Città metropolitana. Questa differenza contribuisce a una diversa esposizione al rischio di allagamenti e ruscellamenti.

Rischio idraulico e ruscellamenti: come l’urbanizzazione aumenta la vulnerabilità

Le intense piogge estive spesso causano fenomeni di ruscellamento (run-off), soprattutto nelle aree fortemente urbanizzate, dove il terreno impermeabile impedisce l’assorbimento dell’acqua. Quando il sistema fognario non riesce a smaltire la quantità d’acqua caduta, questa ristagna in superficie, generando allagamenti. La situazione è aggravata dal terreno secco e compatto che segue periodi di caldo intenso, riducendo ulteriormente la capacità di infiltrazione.

Mappatura del rischio e tecniche di calcolo: lo strumento “curve number” per prevenire i danni

La Città metropolitana ha calcolato il rischio idraulico attraverso il metodo Soil Conservation Service (CN-SCS), che stima la capacità del suolo e della copertura del terreno di trattenere l’acqua prima che si creino ruscellamenti. Le zone urbane e i terreni argillosi mostrano valori alti di “curve number” (80-100), indicando una elevata probabilità di deflusso. Milano città e la zona nord-est risultano quindi particolarmente a rischio.

Quanto acqua rifiuta il terreno milanese? L’84% della pioggia defluisce

In media, nella Città metropolitana di Milano, circa l’84% dell’acqua piovana cade e viene respinta dal terreno. Questo si traduce in quasi 20 milioni di metri cubi di acqua che si trasformano in ruscellamento ogni anno, equivalenti a oltre 1.600 stadi di San Siro pieni d’acqua o quasi 8.000 piscine olimpioniche.

Strategie di resilienza e interventi per il drenaggio urbano: il progetto “Città metropolitana Spugna”

Per affrontare questi rischi, il portale Territori Resilienti mette a disposizione strumenti di analisi territoriale per pianificare azioni di prevenzione. Tra queste, il progetto finanziato dal PNRR “Città metropolitana Spugna” si concentra su soluzioni di drenaggio urbano sostenibile e bioritenzione, utilizzando sistemi naturali per trattenere e assorbire l’acqua in eccesso. Inoltre, interventi di forestazione urbana mirano ad aumentare le superfici permeabili e contrastare le isole di calore, migliorando la sostenibilità ambientale e la capacità del territorio di gestire eventi meteorologici estremi.

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