Seveso, cinquant’anni dopo il disastro un convegno a Palazzo Lombardia celebra il riscatto del territorio
Mezzo secolo dopo una delle più gravi emergenze ambientali della storia italiana, la Lombardia si ferma a riflettere sul cammino compiuto. A Palazzo Lombardia si è svolto un convegno tecnico-scientifico dedicato al cinquantesimo anniversario dell’incidente che nel 1976 colpì lo stabilimento Icmesa di Seveso, quando la fuoriuscita di una nube di diossina TCDD si disperse […]
Mezzo secolo dopo una delle più gravi emergenze ambientali della storia italiana, la Lombardia si ferma a riflettere sul cammino compiuto. A Palazzo Lombardia si è svolto un convegno tecnico-scientifico dedicato al cinquantesimo anniversario dell’incidente che nel 1976 colpì lo stabilimento Icmesa di Seveso, quando la fuoriuscita di una nube di diossina TCDD si disperse nell’atmosfera contaminando l’area circostante. Un appuntamento che ha voluto trasformare la memoria di quel trauma in una lezione di resilienza.
Un incidente diventato monito per la sicurezza industriale
L’iniziativa ha offerto una lettura multidisciplinare della vicenda, ricostruendo come un territorio profondamente segnato nell’immaginario collettivo abbia saputo reagire. Ai lavori della mattinata hanno preso parte, oltre al presidente della Regione Attilio Fontana, l’assessore regionale all’Ambiente e Clima Giorgio Maione e la sindaca di Seveso Alessia Borroni. Il caso Icmesa, ricordato come spartiacque nella cultura della prevenzione, ha imposto un ripensamento complessivo delle norme sulla sicurezza degli impianti, tanto da dare il nome a una specifica direttiva europea.
Fontana: “Da ferita industriale a modello di sostenibilità”
Nel suo intervento il governatore ha individuato nella capacità di ripartenza il tratto distintivo di questi decenni. Secondo Fontana, l’episodio ha modificato in profondità il rapporto tra sviluppo produttivo e tutela ambientale, orientando la crescita economica verso un modello rispettoso dei diritti del territorio e favorendo importanti novità sul piano legislativo.
Il presidente ha voluto sottolineare come la vera protagonista sia stata la comunità locale, capace di “reagire, ricostruire, innovare e guardare avanti”. In quelle circostanze, ha aggiunto, sono emerse le qualità che ritiene proprie dell’identità regionale, dal senso di responsabilità alla solidarietà, fino alla propensione al lavoro di squadra. Valori che, nella sua ricostruzione, hanno permesso al territorio di affermarsi come riferimento riconosciuto anche oltre i confini nazionali.
Il Bosco delle Querce, emblema della trasformazione
Il punto più alto di questo percorso, per Fontana, coincide con un luogo simbolo: il Bosco delle Querce di Seveso e Meda. L’area in cui si manifestarono le conseguenze dell’incidente è oggi uno spazio verde restituito alla natura e alle famiglie, insignito di recente del Marchio del Patrimonio europeo assegnato dalla Commissione Europea. Un sito che, nelle parole del presidente, dimostra come sia possibile mutare “una ferita in una risorsa” e misurare la forza di una terra dalla determinazione con cui affronta le difficoltà.
Maione: “Una lezione da trasmettere alle nuove generazioni”
Sul valore educativo dell’anniversario si è concentrato l’assessore Maione, che ha descritto Seveso come un esempio da consegnare ai più giovani, testimonianza di un territorio capace di convertire un momento critico in occasione di progresso e di innovazione, rendendo la sostenibilità un fattore di sviluppo economico.
In questa cornice l’assessore ha annunciato l’imminente presentazione della nuova legge regionale sugli incidenti rilevanti. Si tratta di una disciplina organica destinata a rafforzare le funzioni di controllo del territorio, a valorizzare la formazione del personale pubblico, a ordinare la gestione dei dati e a istituire un registro regionale degli incidenti.
A chiudere il quadro è intervenuta la sindaca Borroni, che ha definito la giornata del 10 luglio un momento storico per la città. La prima cittadina ha parlato di una memoria ancora viva, paragonata a “una cicatrice che si sta rimarginando”, da custodire e trasformare in simbolo di ripartenza per l’intera Europa.