Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano (n°278 dell’11/10/2017) – Organo ufficiale dell’Osservatorio Metropolitano di Milano

Sversamento nel Naviglio Grande, disastro agricolo sfiorato: salvati 100mila ettari di campagna

L'associazione dei Consorzi di bonifica traccia il bilancio dell'emergenza e denuncia i quattrocento sversamenti che ogni anno colpiscono i corsi d'acqua italiani.

Di

Il sistema irriguo che alimenta la campagna a sud-ovest di Milano non ha subito conseguenze dallo sversamento di idrocarburi che ha interessato ventotto chilometri del Naviglio Grande. A tracciare il bilancio è l'Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, che ha riconosciuto la rapidità di reazione del Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi, ente operativo per conto di Regione Lombardia. Fin dalle prime ore l'ente si è occupato del presidio della rete idrica e delle attività di contenimento della sostanza inquinante, evitando che raggiungesse i canali di derivazione destinati all'irrigazione.


Centomila ettari a rischio


La dimensione del danno sfiorato è stata quantificata dal direttore generale di ANBI, Massimo Gargano. "Senza l'intervento dell'ente consorziale sarebbero stati contaminati 100.000 ettari di territorio", ha dichiarato, sottolineando come in quel caso il conto non sarebbe stato solo ambientale ma anche economico, "a discapito di un'agricoltura già penalizzata dalle conseguenze della crisi climatica".


Quattrocento sversamenti l'anno, circa un centinaio nelle falde


L'episodio milanese non è isolato. Secondo i dati citati dal presidente di ANBI Francesco Vincenzi, ogni anno in Italia vengono individuati almeno quattrocento sversamenti di idrocarburi in acque superficiali, un centinaio dei quali interessano alvei e falda acquifera. Nella maggior parte dei casi si tratta di gasolio, olio esausto e solventi petroliferi: oltre il 30% degli inquinamenti denunciati a carico dei corpi idrici riguarda questa categoria di sostanze.


Vincenzi ha però tenuto a chiarire un equivoco che il nome stesso degli enti alimenta. I Consorzi di bonifica collaborano al contenimento e al prelievo del materiale inquinante quando vengono coinvolti, ma non hanno alcuna competenza formale su questo tipo di emergenze: la loro attività istituzionale riguarda la bonifica agricola, di natura completamente diversa.


"Sversamenti illeciti per risparmiare sullo smaltimento"


Sul versante delle cause, il presidente dell'associazione ha indicato una motivazione economica ricorrente: gran parte degli sversamenti avviene in modo illecito, per evitare i costi di smaltimento dei rifiuti. A questo si aggiunge un problema di accertamento delle responsabilità. "La maggioranza di tali episodi è considerata come incidente colposo e spesso non si riesce a identificarne gli autori", ha osservato Vincenzi.


Fiumi usati come discariche


Il quadro, secondo ANBI, rimanda a una questione culturale più ampia. La "carente cultura dell'acqua" porta a trattare i corsi d'acqua "come autentiche discariche", con effetti misurabili sulle risorse che i Consorzi devono destinare alla pulizia degli alvei, in particolare dalle materie plastiche. A conferma, Vincenzi ha richiamato il dato dell'ISPRA secondo cui il 13% dei fiumi italiani non raggiunge il buono stato chimico.



Condividi questo articolo

Altre notizie