Teatro e scienza si incontrano all’Università Milano-Bicocca: i “RicercAttori” portano in scena storie di neurodiversità e inclusione
All’Università Milano-Bicocca uno spettacolo su autismo e cervello: ricercatori diventano attori per raccontare scienza, inclusione e umanità.
In occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, l’Università degli Studi di Milano-Bicocca apre le porte al pubblico con uno spettacolo che unisce ricerca scientifica e narrazione teatrale. Il 15 aprile, all’Auditorium G. Martinotti, andrà in scena “La materia di cui sono fatti i sogni. Vite indegne di essere vissute?”, un progetto originale che vede protagonisti ricercatori trasformati in attori.
I “RicercAttori” raccontano la neurodiversità
Sul palco saliranno studiosi e studiose delle discipline scientifiche nei panni dei “RicercAttori”, dando voce a storie ispirate alla neurodiversità. Attraverso un intreccio di esperienze reali e contenuti scientifici, lo spettacolo affronta temi legati allo sviluppo del cervello umano e ai suoi disturbi, offrendo uno sguardo accessibile ma rigoroso sulla complessità della mente.
L’iniziativa nasce da un’idea di Silvia Nicolis e Andrea Brunello e si ispira a opere e riflessioni di figure come Temple Grandin, Oliver Sacks e Ludwig van Beethoven. Il risultato è un racconto che fonde scienza, filosofia e biografie, mettendo al centro le fragilità e le potenzialità di ogni individuo.
Un messaggio contro discriminazione ed esclusione
Lo spettacolo nasce anche come risposta a un clima che, in diversi contesti, sembra riportare in primo piano atteggiamenti di esclusione. Attraverso il linguaggio del teatro e della musica, il progetto intende promuovere una cultura inclusiva, sottolineando il valore della diversità e il contributo della ricerca scientifica nella comprensione dell’essere umano.
Musica e narrazione per un linguaggio universale
Le storie portate in scena si intrecciano con le composizioni pianistiche di Beethoven, simbolo di resilienza e creatività oltre ogni limite. La sua esperienza, segnata dalla sordità ma capace di generare opere immortali, diventa metafora di un linguaggio universale che supera barriere e differenze, parlando direttamente all’umanità di ciascuno.