Università Statale di Milano e lo studio sulla guerra dei dazi Usa: “Rischia di colpire pochi paesi, ma penalizza globalmente l’economia”
Milano – Uno studio condotto dal professor Luca Macedoni dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con esperti internazionali, analizza gli effetti della recente guerra commerciale innescata dagli Stati Uniti. I risultati mostrano che, se Washington riuscisse a siglare un’intesa con tutti i partner commerciali, i danni economici sarebbero circoscritti a pochi paesi. Evitando un impatto […]
Milano – Uno studio condotto dal professor Luca Macedoni dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con esperti internazionali, analizza gli effetti della recente guerra commerciale innescata dagli Stati Uniti. I risultati mostrano che, se Washington riuscisse a siglare un’intesa con tutti i partner commerciali, i danni economici sarebbero circoscritti a pochi paesi. Evitando un impatto globale troppo negativo.
Benefici contenuti per gli USA e costi elevati per alcuni partner stretti
La ricerca, pubblicata dal National Bureau of Economic Research, spiega come gli Stati Uniti potrebbero migliorare leggermente il loro saldo commerciale se gli altri paesi non rispondessero con dazi di ritorsione. Tuttavia, questi guadagni sarebbero modesti e accompagnati da elevati oneri per economie molto legate all’export verso gli USA, come Canada, Messico e alcune nazioni del Sud-Est asiatico.
Scenario di ritorsioni: perdite significative per tutti i protagonisti
Nel caso in cui i partner commerciali rispondano con contromisure tariffarie, la situazione peggiora drasticamente. Secondo lo studio, l’economia americana subirebbe una contrazione del benessere di quasi il 4%, mentre anche i paesi coinvolti registrerebbero perdite rilevanti. La guerra commerciale si configurerebbe così come un “dilemma del prigioniero”, con tutti gli attori economici danneggiati.
Impatto globale: calo del commercio e aumento della disoccupazione
L’effetto complessivo di una guerra dei dazi estesa porterebbe a una contrazione degli scambi commerciali mondiali di circa l’11% e a una riduzione dell’occupazione globale intorno all’1,1%. Nonostante la possibilità per gli USA di ridurre il proprio deficit, il costo economico complessivo sarebbe molto alto per tutti.
Effetti limitati per l’Italia, ma attenzione ai settori strategici
L’analisi geografica evidenzia che l’Italia non rientra tra i paesi più colpiti, con perdite di benessere e occupazione contenute sotto lo 0,2% e lo 0,1% rispettivamente. Tuttavia, alcuni settori strategici con forti legami commerciali con gli USA potrebbero comunque subire conseguenze negative, anche in assenza di misure di ritorsione.
Scenari alternativi: impatti differenziati tra UE, Cina e resto del mondo
Lo studio esamina anche scenari in cui dazi più elevati vengono applicati solo all’UE o alla Cina, o in cui gli USA riducono le tariffe verso alcuni partner escludendo la Cina. Tali ipotesi mostrano effetti differenziati: l’UE potrebbe soffrire maggiormente, mentre la Cina subirebbe significative perdite di benessere. Le dinamiche globali dei salari e dei mercati asiatici influenzano inoltre le preferenze degli acquirenti internazionali.
Dazi ottimali: un’aliquota uniforme per massimizzare i benefici
“Gli attuali dazi non sono stati progettati per massimizzare i guadagni commerciali o la riduzione del deficit”, afferma Macedoni. Lo studio suggerisce che un dazio uniforme intorno al 19%, applicato equamente a tutti i partner, potrebbe raddoppiare i benefici per gli USA. Aumentando al contempo le entrate fiscali, a patto che non vi siano ritorsioni. Tuttavia, tale approccio non risponderebbe alla strategia politica di ridefinizione degli equilibri commerciali mondiali.