Urbanistica Milano, Scavuzzo avverte: “Cantieri fermi, senza una legge nazionale il rischio è la paralisi”
In Consiglio comunale il punto sulla crisi edilizia: pratiche riesaminate, regole da riscrivere e decisioni che tornano alla politica
Milano prova a uscire dal blocco che da mesi tiene in ostaggio l’edilizia cittadina, ma il percorso è tutt’altro che semplice. A dirlo è la vicesindaca e assessora all’Urbanistica Anna Scavuzzo, intervenuta in Consiglio comunale per fare il punto sulle iniziative messe in campo dall’amministrazione dopo lo stop ai cantieri provocato da inchieste e incertezze normative. Il messaggio è chiaro: il Comune ha avviato un’azione correttiva, ma senza una riforma nazionale dell’urbanistica la città rischia di restare sospesa tra interpretazioni contrastanti e vuoti legislativi. Un limbo che, secondo Scavuzzo, non può più essere sostenuto.
Cantieri sospesi e revisione dei titoli edilizi
Al centro della relazione c’è il lavoro avviato sugli interventi finiti sotto la lente della magistratura. L’amministrazione ha iniziato a ricevere le prime richieste di revisione dei titoli edilizi da parte dei privati, un passaggio necessario per riportare ordine in pratiche costruite su procedure che oggi non reggono più.
Le delibere approvate nel corso del 2025 hanno aperto la strada a un sistema di accordi sostitutivi che consente di rimettere mano a progetti già avviati, trasformando autorizzazioni semplificate in strumenti urbanistici più strutturati. Un’operazione che comporta anche un riequilibrio degli oneri e maggiori benefici per i quartieri, ma che richiede tempo e cautela.
Uffici sotto pressione, ma la macchina riparte
Scavuzzo non ha nascosto le difficoltà vissute dagli uffici comunali, alle prese con mesi di incertezza e con il peso delle indagini in corso. Allo stesso tempo, ha rivendicato il lavoro fatto per rimettere in moto la macchina amministrativa. La nuova Commissione per il Paesaggio, operativa dalla fine di novembre, ha già esaminato centinaia di progetti nel tentativo di smaltire l’arretrato. Accanto a questo, una task force di esperti esterni affianca gli uffici nei procedimenti più complessi, con l’obiettivo di accelerare le valutazioni e ridurre il rischio di nuovi contenziosi.
La svolta: più politica, meno automatismi
Uno dei passaggi più rilevanti riguarda il cambio di approccio nelle decisioni urbanistiche. Per la vicesindaca, il futuro dell’edilizia milanese passa dal ritorno della responsabilità politica. Le scelte strategiche, ha spiegato, devono tornare a essere assunte dalla Giunta e dal Consiglio comunale, superando modelli troppo tecnici o automatici che hanno contribuito a generare conflitti interpretativi. Una linea che punta a ridare centralità alla regia pubblica, soprattutto sui grandi dossier di trasformazione urbana come gli ex Scali ferroviari, Piazza d’Armi e i progetti di housing sociale.
Regole superate e appello allo Stato
Il nodo strutturale resta però la normativa. Scavuzzo ha definito l’attuale quadro urbanistico frammentato, datato e incapace di rispondere alle esigenze delle città contemporanee. Un sistema che produce orientamenti giurisprudenziali divergenti e lascia amministrazioni e operatori senza certezze.
Da qui l’appello a una legge nazionale sulla rigenerazione urbana che metta ordine e aggiorni le regole alla realtà di oggi. Senza questo passaggio, ha avvertito, Milano continuerà a muoversi su un terreno instabile, con effetti che rischiano di riverberarsi sull’intero Paese.
Famiglie, sociale e scontro politico
Il dibattito in aula ha fatto emergere anche le tensioni politiche. L’opposizione ha chiesto garanzie per le famiglie coinvolte nei cantieri bloccati, sollecitando tutele per chi ha acquistato casa in buona fede e strumenti economici per affrontare eventuali risarcimenti.
Dalla maggioranza, in particolare dai Verdi, è arrivata la richiesta di ripensare il significato stesso di interesse pubblico, housing sociale e servizio alla città. Al centro della critica, il rischio che alcune operazioni vengano definite “sociali” senza garantire prezzi realmente accessibili o un beneficio concreto per i cittadini.
Milano non può fermarsi
In chiusura, Scavuzzo ha invitato a guardare oltre la contingenza giudiziaria. La crisi dell’urbanistica, ha detto, non riguarda solo Milano ma il ruolo che la città svolge come motore economico e sociale del Paese. Per questo la rigenerazione urbana non può arrestarsi, ma deve proseguire con regole più chiare, una politica più presente e una visione capace di coniugare sviluppo ed equità.