Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano (n°278 dell’11/10/2017) – Organo ufficiale dell’Osservatorio Metropolitano di Milano

Via all’assemblea dei dipendenti dell’urbanistica del Comune di Milano: oltre 3 anni di incertezza giudiziaria, stipendi insufficienti e rischi personali da centinaia di migliaia di euro

I lavoratori della Direzione Rigenerazione Urbana del Comune di Milano scendono in campo. Per domani, mercoledì 28 maggio, Fp Cgil Milano, Cisl Fp Metropoli Milano, Uil Fp Milano, Csa e Rsu del Comune hanno promosso un’assemblea-presidio articolata in due momenti: dalle 10 alle 13 nell’Aula Magna del Museo di Storia Naturale in corso Venezia 55, […]

Di –

I lavoratori della Direzione Rigenerazione Urbana del Comune di Milano scendono in campo. Per domani, mercoledì 28 maggio, Fp Cgil Milano, Cisl Fp Metropoli Milano, Uil Fp Milano, Csa e Rsu del Comune hanno promosso un’assemblea-presidio articolata in due momenti: dalle 10 alle 13 nell’Aula Magna del Museo di Storia Naturale in corso Venezia 55, e dalle 11 davanti a Palazzo Marino in piazza della Scala. La mobilitazione nasce da oltre tre anni e mezzo di coinvolgimento dei dipendenti in un dibattito giudiziario e mediatico legato alle pratiche urbanistiche ed edilizie del Comune.

Nessuna contestazione di profitto illecito, ma dipendenti con il rischio di rispondere di persona

Per i sindacati il quadro è chiaro: nella vicenda “non c’è stata alcuna contestazione di profitto illecito”, ma piuttosto la conferma di dipendenti che hanno operato con diligenza, attenendosi alle disposizioni ricevute in un contesto che ha coinvolto numerosi uffici e funzioni dell’amministrazione. Il nodo, sostengono le organizzazioni, è una “complessa disputa interpretativa delle norme urbanistiche ed edilizie” sostenuta a lungo dall’amministrazione comunale, che ha finito per scaricare il peso dell’incertezza sulle persone fisiche.

Il dato economico aggrava ulteriormente la situazione: i dipendenti coinvolti percepiscono stipendi di circa 1.400-1.500 euro al mese e da oltre tre anni vivono con il timore di dover rispondere personalmente, anche sul piano economico, con esposizioni che “possono arrivare a decine o centinaia di migliaia di euro.”

Il peso psicologico: “Dietro ogni pratica ci sono persone che da troppo tempo vivono con ansia”

Le sigle sindacali denunciano le conseguenze umane di una situazione che si trascina da troppo tempo. “Chiedere a un dipendente pubblico di lavorare così a lungo in un quadro di incertezza normativa rappresenta un onere che logora profondamente”, affermano, colpendo non solo l’efficienza degli uffici ma anche “la dignità professionale e la serenità familiare” di chi continua ogni giorno a svolgere il proprio compito. “Trasformare un dubbio tecnico in un’ombra sulla loro moralità, e farlo per un periodo così lungo, è un’amarezza che non meritano”, aggiungono i sindacati, che esprimono “sincera solidarietà per la resilienza dimostrata in un periodo così lungo e difficile.”

Le richieste: chiusura rapida della vicenda, tutele per il futuro e riorganizzazione dei servizi

Le organizzazioni sindacali avanzano tre ordini di richieste. Il primo riguarda la vicenda in corso: chiedono che si chiuda rapidamente e che la giustizia valuti “con equilibrio le reali responsabilità”, garantendo una tutela generale del personale anche per il futuro. Il secondo attiene alla struttura organizzativa: le sigle chiedono di aprire un confronto concreto sulla riorganizzazione dei servizi, con interventi su carichi di lavoro, condizioni operative e riconoscimento professionale ed economico. Il terzo è di principio: “Difendere il loro lavoro significa difendere il valore e la credibilità del servizio pubblico.”

Condividi questo articolo

Altre notizie