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“Women for Women against Violence”: alla Fabbrica del Vapore di Milano la mostra che trasforma le cicatrici in messaggio di speranza

Dal 1 luglio al 30 agosto la Fabbrica del Vapore di Milano ospita “Women for Women against Violence”, un percorso espositivo immersivo presentato oggi alla presenza del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Il progetto raccoglie 21 ritratti fotografici di donne che hanno superato il dramma della violenza di genere o della malattia oncologica, trasformando […]

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Dal 1 luglio al 30 agosto la Fabbrica del Vapore di Milano ospita “Women for Women against Violence”, un percorso espositivo immersivo presentato oggi alla presenza del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Il progetto raccoglie 21 ritratti fotografici di donne che hanno superato il dramma della violenza di genere o della malattia oncologica, trasformando la propria esperienza personale in un messaggio pubblico di consapevolezza e rinascita. L’ingresso è gratuito.

Fontana: “Bisogna parlarne senza vergogna”

“Queste sono storie di donne che hanno superato il dramma della malattia oncologica e la violenza”, ha dichiarato il presidente Fontana, sottolineando come queste testimonianze diano un contributo concreto alla comunità sensibile a questi temi. “Bisogna lavorare sempre sul piano della prevenzione sanitaria, etica e morale”, ha aggiunto, indicando nel coinvolgimento del maggior numero possibile di persone la strada per fare di questo impegno un valore condiviso, parlando di violenza “senza vergogna, come qualcosa da poter e dover superare”.

Storie vere raccontate attraverso la fotografia

Il progetto, nato da un’idea di Donatella Gimigliano e realizzato dall’Associazione Consorzio Umanitas ETS, utilizza il linguaggio della fotografia per accendere i riflettori su due emergenze che colpiscono il mondo femminile: la violenza di genere e il tumore al seno. Ogni scatto è accompagnato da un QR code che permette di accedere alla storia personale della protagonista, trasformando la mostra in un’esperienza che va oltre la semplice osservazione visiva.

Tra le protagoniste degli scatti figurano personalità del mondo dello spettacolo, della cultura, dello sport e della società civile, tra cui le giornaliste Benedetta Rinaldi ed Eleonora Daniele, le attrici Maria Grazia Cucinotta, Luana Ravegnini e Nicoletta Romanoff, l’attivista Leyla Hussein e Valentina Pitzalis, sopravvissuta a un tentativo di femminicidio e diventata simbolo della lotta contro la violenza sulle donne. La loro presenza accanto a storie meno note crea un ponte tra visibilità pubblica e testimonianza diretta, ampliando la portata del messaggio.

Gimigliano: “Le cicatrici non sono tutte uguali, ma parlano la stessa lingua”

“Dieci anni fa vivevo una storia segnata dal tumore al seno, sapevo cosa significava portare sulla pelle e nell’anima segni indelebili”, ha raccontato Donatella Gimigliano, presidente dell’Associazione Consorzio Umanitas. “Ciò che ti colpisce non è solo una diagnosi: è una frattura profonda che compromette la percezione di sé, la sessualità, la maternità e l’intimità. E spesso arriva anche l’abbandono affettivo.” Gimigliano ha spiegato come quel dolore personale abbia generato il progetto, riconoscendo le stesse cicatrici, seppur diverse, anche nelle donne sopravvissute alla violenza: “Ogni cicatrice può trasformarsi in un simbolo di forza”.

Due progetti collaterali: manifesti contro la violenza e creazioni all’uncinetto

Accanto alla mostra principale, il pubblico potrà visitare due ulteriori percorsi espositivi. “We Say Stop. 90 manifesti per contrastare la violenza contro le donne” racconta come il design della comunicazione possa diventare strumento concreto di prevenzione e cambiamento culturale. “Trame di speranza, intrecci di vita” è invece dedicato alle creazioni all’uncinetto di Antonietta Tuccillo, in cura per un tumore ovarico in fase cronica, che ha trasformato un’antica tecnica artigianale in un percorso personale di rinascita creativa. L’iniziativa è realizzata con il contributo di Regione Lombardia.

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