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Zona rossa al Rondò di Sesto San Giovanni, la Cgil contro il sindaco: "Non bastano le fontane per riqualificare la zona"

Il sindacato chiede all'amministrazione di aprire un confronto con le parti sociali e di sostituire alle misure emergenziali un piano su casa, lavoro, servizi e presidio del territorio.

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La decisione di istituire una zona rossa al Rondò di Sesto San Giovanni ha aperto una frattura con il sindacato. In una nota diffusa dalla Cgil zona Nord Milano - Sesto San Giovanni la critica parte proprio dalla reazione dell'amministrazione: "Ci sorprende che il sindaco di Sesto San Giovanni si rallegri della decisione delle istituzioni di istituire una zona rossa al Rondò come se fosse un risultato di cui andare fieri. Una zona rossa non è una soluzione al degrado e alla microcriminalità: è semmai, il riconoscimento di una situazione di difficoltà che non può essere affrontata soltanto con controlli straordinari e misure emergenziali". Il passaggio centrale della nota sposta l'attenzione dal provvedimento alle sue premesse. "Il punto vero è un altro: come si è arrivati a questa situazione e perché Sesto è stata lasciata per troppo tempo a fare i conti con problemi sociali, con fasce di cittadini in povertà e problemi economici, abitativi, precarietà lavorativa, disagio giovanile, la solitudine e l'esclusione sociale, l'integrazione e una sicurezza senza una risposta strutturale adeguata?".


"Non bastano le fontane": la critica alla riqualificazione degli spazi


La Cgil precisa di non contestare la necessità di garantire condizioni di vivibilità, ma di considerare insufficiente l'impianto adottato finora. "La Cgil non nega la necessità di garantire sicurezza e vivibilità ai cittadini e ai lavoratori. Ma la sicurezza non si costruisce soltanto con la presenza delle forze dell'ordine".


L'elenco degli ambiti su cui il sindacato chiede di intervenire comprende i servizi sociali, la prevenzione, le politiche abitative, il lavoro e la sanità territoriale, oltre a "una qualificazione concreta degli spazi pubblici". Su quest'ultimo punto la nota inserisce un inciso polemico diretto agli interventi di arredo urbano realizzati nell'area: "non bastano le fontane".


"Serve un piano concreto, non propaganda"


Da qui la richiesta rivolta a Palazzo comunale. "Se oggi si arriva a dover istituire una zona rossa al Rondò, non c'è molto da festeggiare. C'è piuttosto da interrogarsi sulle politiche che hanno preceduto questa scelta e sulle responsabilità di chi governa il territorio", scrive l'organizzazione.


La conclusione distingue tra due modi di intervenire sulla città: "Sesto non ha bisogno di essere semplicemente 'controllata': ha bisogno di essere curata, presidiata e rilanciata". Il sindacato chiede quindi all'amministrazione di abbandonare quella che definisce "la logica della propaganda sulla sicurezza" e di convocare un tavolo con le organizzazioni sindacali, le istituzioni, le realtà sociali e i cittadini, per definire un piano strutturale che riguardi il Rondò e l'intero territorio comunale.


"La sicurezza come la dignità, il lavoro, i servizi e la qualità della vita, sono temi sui quali le istituzioni non possono limitarsi a intervenire quando l'emergenza è già esplosa", si legge nel passaggio finale.

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